Recensioni

Il tempo che non sembra essere passato, fermo a quella metà degli anni 2000 quando i due musicisti di Toronto esordivano come Death From Above 1979: pulsioni punk, attitudine dance, passione per i riff di chitarra grassi dei Novanta. Potremmo sintetizzare così il secondo album, Physical World, che esce a distanza di un decennio dal primo. Di mezzo uno scioglimento nel 2006 per problemi interni e una reunion spinta dalla base di fan e dalle buone vendite dell’esordio anche dopo la rottura.
La formula è rimasta pressoché invariata: un muro di chitarre grasse e distorte, sostenute da ritmi incalzanti per una manciata di brevi canzoni che, scommettiamo, sono pronte per incendiare i live come già è accaduto in passato. Con qualche sottolineatura più elettronica (Gemini e una titletrack che gioca anche con gli 8-bit), ma sostanzialmente senza grossi cambi in campo, il secondo disco avrebbe potuto essere tranquillamente pubblicato nel 2004: un incrocio tra i Rapture, i Liars prima del cambio di direzione, con una grattugiatina di riff che sembrano presi talvolta da Superunknonw , talvolta da un album stoner.
Funziona tutto alla perfezione, e si sente per tutta la durata del disco che i DFA1979 sono sopraffini interpreti del genere. Se cercate un disco che vi faccia ballare al suono di imponenti muri di chitarre (e se non chiedete troppo ai testi: da no comment) e che vi faccia sudare, questo è l’indirizzo giusto. E con la fortuna che un certo revival Novanta sta avendo, è probabile che alla fedele base di fan si aggiunga una nuova generazione di estimatori.
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