• Gen
    01
    2007

Album

Kranky

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Cryptograms, questo il nome del lavoro, è però passato per una lavorazione dura e difficile durata quasi due anni. Un parto che li ha fatti quasi sciogliere. La prova di queste difficoltà viene denunciata dalla band stessa che sottolinea le diverse session di registrazione che hanno portato a chiudere il cerchio e a licenziare l’album. La prima parte era già stata registrata senza successo nel 2005. Un risultato disastroso a quanto pare, che denunciava problemi psicologici e tecnici con tanto di tastiere scordate e attacchi di panico. Dopo questa sorta di Waterloo produttiva, i cinque ad un anno esatto ritornano nello stesso studio dove avevano registrato il primo disco e completano tutta la prima parte di Cryptograms in appena un giorno, dovendosi per forza di cose fermare a causa della fine del nastro su cui incidere. La seconda parte del disco, invece, registrata in migliori condizioni psico-tecniche, vede la luce nel novembre 2005. 

Questa notazione biografica è interessante perché aiuta a capire la natura del disco. Un lavoro diviso appunto di due parti e la cui linea di spartizione viene segnata dalla traccia ambient intitolata Red Ink. Anche lo stile cambia un po’ tra la prima e la seconda parte, chiarendo la natura schizofrenica del disco. Rispetto all’esordio sono aumentati notevolmente i fumi ambient, che aprono con una Intro tutto il lavoro. Gli attacchi sonici non mancano di certo, ma sono sempre stemperati nel suono, arrivando a ricordare la gloriosa stagione shoegaze ed in special modo gli svolazzi eterei dei primi Ride. Molto più melodica la seconda parte, quella della pacificazione con se stessi. “So I Woke Up” canta Cox nell’apertura di Spring Hall Convert ed è come risvegliarsi da un incubo e ritrovarsi in un sogno ad occhi aperti, che plana morbido come le migliori poesie ovattate degli Slowdive. L’avventura dei Deerhunter non è finita affatto, anzi probabilmente è solo agli inizi.

4 Febbraio 2007
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