• Ago
    01
    2008

Album

Kranky

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Microcastle chiude definitivamente (?) la partita aperta nel 2005 da Turn It Up Faggot e
proseguita nel più recente Cryptograms (2007). Quel rimanere in bilico tra wave d’impatto e sonorità Kranky oriented, che era la chiave del fascino talvolta impenetrabile del quartetto di Atlanta, è ora solo un pallido ricordo. La diatriba s’è risolta a tutto vantaggio della
facile fruibilità e i nostri si sono sbilanciati in area pop shoegaze. Agli esperimenti ambientali e alla cacofonia hanno preferito la forma canzone, mettendo da parte tutte le incertezze che erano state di Cryptograms (registrato due volte e del quale non erano mai stati del tutto convinti). Il rischio è che rimangano ingabbiati nel compromesso a favore di una potenziale popolarità che non è certo dietro l’angolo, nemmeno ora che la caccia al tesoro è finita. E nonostante Microcastlesia un disco più organico dei precedenti e (ovviamente) la quantità dei pezzi “che
girano” sia lievitata vertiginosamente, forse il sacrificio di una  Kranky sull’ altare della 4AD (che in realtà cura l’ uscita del disco solo in Europa) è stato dettato più dalla smania di facili scorciatoie che non da una naturale evoluzione creativa. Per il resto, il disco scende giù che è un piacere e non è nemmeno poco, per un genere che in quasi ogni altra salsa (basti pensare alla cosiddetta new wave dello shoegaze) era
alla canna del gas ancor prima della riesumazione.
E quindi, a partire dalla nostalgia dell’ Intro, che scivola
nei pastelli acidi e ammiccanti di Agoraphobia(cantata in via eccezionale dal chitarrista Lockett Pundt), fino ad arrivare al
singolo Never Stops, che sancisce l’avvenuta metamorfosi pop, Microcastle mette a segno una manciata di hit per palati orfani dei bei tempi andati. Per chi si aspettava il disco della maturità (quella
vera) è invece tempo di farsi piacere o di odiare i Ride edulcorati (Little Kids), le b-sides degli ultimi Slowdive (Green Jacket) e il saliscendi tra eterea
poesia e megalomania della title track. Registrato in una settimana da Nicolas Vernhes (già all’opera su Cryptograms e, tra gli altri, in studio con Fiery Furnaces, Animal Collective e Oneida),Microcastleè dedicato (parole di Bradford Cox) alla cultura e all’architettura di Marietta, ridente cittadina della Georgia. Da segnalare il cameo vocale di Cole Alexander dei Black Lips in Saved By Old Times. I sogni bruciano ma le fiamme sono dipinte.

1 Settembre 2008
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