Recensioni

Sono lontani i tempi in cui il marchio Big Dada stava a significare dischi di hip hop elettronificato imperdibili, o sovente tali. I primi album di Roots Manuva, ad esempio, suonano ancora oggi grandiosi, dei mezzi-capolavori. E una hit come Witness, rimarrà per sempre. Inevitabilmente però gli anni passano e tutto cambia. Ed eccoci qui a parlare di Dels, il nuovo talento di casa BD, e del suo esordio intitolato GOB: praticamente un upgrade delle produzioni più elettroniche del già citato Manuva, che qui partecipa anche con un featuring. Anche la delivery nel rap è molto simile, non so se sia per una questione di accento, probabile, fatto che sta che le somiglianze sono molte. È roba british, di quella che la ascolti senza sapere di cosa si tratta ed esclami: “Inghilterra!”. E poco importa che alcuni beat siano stati prodotti da Joe Goddard degli Hot Chip, l'aria che si respira è Big Dada al cento per cento, e se siete amanti del suono della suddetta etichetta londinese, questo è il disco che fa per voi.
Il rapping di Dels è molto lineare, procede senza effetti speciali: a chi è abituato ad ascoltare solo rap americano potrà sembrare stranissimo, quando in realtà è anzi piuttosto semplice (senza per questo voler dire che il ragazzo sia privo di talento). In ogni caso, la parte più interessante per noi italiani è sicuramente quella legata alla produzione. Avrete notato anche voi che ora il dubstep lo mettono in mezzo ovunque? Bene, qua di dubstep non ce n'è. È un suono urbano sporco e cattivo, sì, ma che riassembla in ottica hip hop vent'anni di sonorità elettroniche inglesi (quindi anche il dubstep, ma non quello fiacco e liofilizzato che potete trovare per adesso dappertutto). I primi tre singoli, Trumpalump, Shapeshift e soprattutto la title-track GOB, su beat di Kwes, sono delle discrete mine; e anche Capsize e Moonshining fanno il loro sporco lavoro. Il pezzo più potente però è Violina, con una sirena spacca orecchie e una bass line cattivissima.
In conclusione, un album convincente, consigliato soprattutto a chi ama il suono sporco made in UK. Tenetelo d'occhio poi questo Kwes, il beatmaker che ha prodotto la maggior parte dei brani: è uno giovanissimo, ma di sicuro avvenire.
Amazon
