Recensioni

7.5

Tutti sanno, o perlomeno dovrebbero sapere, del ruolo rivestito dalla francese ina-GRM (acronimo che sta per: Groupe de recherche musicale de l’Institut national de l’audiovisuel), nata sotto l’egida di Pierre Schaeffer, nei confronti della cosiddetta musique concrète (ossia della musica- non-musica fatta di: registrazioni sul campo, taglia e cuci, manipolazioni sonore, più tecniche di editing). Schaeffer, che di fatto fu l’inventore di tale pratica, intendeva l’aggettivo concrète in un senso ben preciso; voleva che l’ascoltatore godesse del suono a tutto tondo, in tutti i suoi aspetti (tipo: attacco sonoro, durata, densità, andamento, timbro, frequenza, ampiezza, eccetera).

Oggi, il duo di Manchester formato da DJ Sean Canty e dal produttore Miles Whittaker, in arte Demdike Stare, è chiamato alla corte dell’Ina-GRM. Scopo della convocazione: la creazione di un lavoro, che dovrà utilizzare/trarre spunto dall’immenso archivio sonoro della suddetta istituzione. Dunque, Cosmogony sarebbe tipo… un esercizio di stile colto, che ha come target i soli amanti della musica sperimentale d’antan? La risposta, dopo l’ascolto dei suoi 45 minuti, suddivisi su un lato A e un lato B, formato audiocassetta, non può essere altro che un fermo NO. Assolutamente no. Spieghiamo perché: la suite elettronico-concreta imbastita dal duo sui miti che parlano della nascita del cosmo e sull’origine dell’universo, non ha i tratti di un’operazione filologica. E a dimostrarlo c’è il modo in cui si dipana: all’inizio è una congerie meccanica che stratifica i suoni a imitazione del gamelan; poi valica un guado spettrale, fatto di echi e riverberi; infine giunge dinnanzi ad un’immaginaria porticina. Oltre, c’è un nuovo universo. Ed eccola qui. La cosmogonia. Il titolo della cassetta l’aveva evocata, e la promessa è stata mantenuta. I DS prendono dannatamente sul serio il loro ruolo di demiurgi, o meglio ancora di “supremi creatori sonori”, e lo fanno evitando la trappola di pretestuose metafore co(s)mico-spaziali. Zero.

Qui la cosmogonia è realmente una cosmo(a)gonia, che ti colpisce duro e non fa sconti: perché l’elettronica si fa pulviscolo tangerinedreamiano e coagula, coagula, coagula in un immenso calderone di suoni trovati, di lacerti sonori, di rumori primordiali che rendono l’interferenza passato/futuro, ieri/oggi, c’è/c’era, qualcosa di stranamente tangibile. Chiamatela se vi va: cosmogonia prêt-à-porter. Krautrock, psichedelica, musica concreta, dub-step, breakbeat: qui c’è tutto. Dio vi maledica se avete buttato nel cesso la piastra di registrazione a cassette del vostro vecchio impianto stereo. Dio vi maledica, e vi compatisca. Avete perso l’occasione (l’ennesima offerta dal duo mancuniano) di ascoltare grande musica.

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