• Dic
    01
    2011

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Modern Love

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Una nuova uscita su Modern Love riporta l’attenzione su uno dei suoni che si stanno rivelando un escapismo convinto e deciso, lontano da ogni possibilità di scuola o di definizioni. Il percorso – iniziato tra le ultime rivelazioni con Andy Stott e Daphne Oram – ora riprende le fila del piano sonoro con il nuovo lavoro di esplorazione sperimentale del duo Whittaker + Canty, conosciuti ai più con il moniker di Demdike Stare. Il loro è sempre stato un darsi da fare ai confini tra molti mondi, che qualcuno si è divertito a taggare come dubstep, ma che sembra più essere cautamente definibile come elettronica tout court. 

Questo nuovo passo si situa su coordinate a cavallo tra bruitismo, ambient e proto-industrial post-anni-00, cioè livellata e sgamata dopo le cicatrici che il dubstep ha inflitto a troppi personaggi, convinti che la tecnica fosse sinonimo di poetica, subito decaduti in un magma indistinto di suoni preconfezionati oggi inevitabilmente stantii. L’edizione limitata in vinile a 1000 copie di Elemental viene presentata nelle prime due parti: Chrysanthe e Violetta (cui seguiranno all’inizio del 2012 Rose e Iris. Il progetto verrà poi stampato su CD con versioni adattate al supporto digitale).

Sette tracce che fanno qualcosa di più di quello che avevamo già sentito con il precedente Tryptych; nella palette sonora troviamo droni di pianoforte apocalittici con tagli rumoristici (Violetta), tagli in basso continuo di bordoni affilatissimi e oscuri (Mephisto’s Lament), stanze squadrate e blindate con pulsazioni extraterrestri per club post-techno (Kommunion), incubi che neanche Moritz Von Oswald si sogna di comporre (Unction), squarci di ambient degni del miglior Four Tet tagliati con l’eclettismo world di Dj Rupture (Mnemosyne) e tunnel uberbass ipnotici come solo i due inglesi sanno fare (In The Wake Of Chronos).

Le prime due parti di un lavoro che svicola da qualsiasi definizione, cupo sì, ma con infinite possibilità per chi sniffa ritmi e sonorità robotico-dark. Da non sottovalutare, perché propositivo. Sembra quasi di essere davanti alle metronomiche divagazioni technoidi di Dopplereffekt o alle lussuosissime e concettuali proposte di Keith Fullerton Withman.

28 Dicembre 2011
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