• Giu
    01
    2012

Album

Hippos In Tanks

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d’Eon è, come Grimes e Purity Ring, parte della nuova scena di musicisti elettronici con gusto per l’esoterismo a base Montréal. Lo abbiamo conosciuto lo scorso anno grazie a Darkbloom (in split proprio con Claire Boucher), ma Palinopsia, l’esordio in sordina, era datato 2010. A quell’EP dal corposo minutaggio (poco meno di un’ora) fa seguito il presente LP di ben 77 minuti a portare avanti un ideale tutto rivolto allo stressare al massimo le capacità del supporto fisico.

Il primo full-length del canadese è carico delle versioni più raffinate ed elaborate delle componenti, sia soniche che testuali, delle precedenti release: synth New Age e hook electro-pop a scontrarsi con pattern ritmici che vanno dalla moderazione ambient-like ai jungle breakbeats (Signals Intelligence), la produzione full-spectrum e la cantilena chill ma passionale di Peter Gabriel (Now Your Do), le continue allusioni naïve a mode orientali, fede e rituali echeggianti il periodo speso in meditazione in un monastero sull’Himalaya. È tutto un déjà vu ma pure il punto focale della musica di d’Eon, artista che cerca le variazioni attraverso le ripetizioni. Queste possono essere sottili, ma la ricchezza di dettagli e la quasi-ipnotica densità dello spettro sonoro permettono al metodo – esemplificato ottimamente nel mixtape Music For Keyboards Vol. II, composto da quattordici arrangiamenti di What’s My Age Again? dei Blink 182 – di funzionare su larga scala.

L’unicità di LP risiede a livello concettuale: filo conduttore fra le tracce è il grave disagio causato dal consumismo moderno, dal razionalismo leggero e non filtrato dell’era digitale che intrappola a un profilo Facebook o alla comunicazione via iPhone. Al contrario dell’approccio alla tematica sarcastico e proiettato in leggera approssimazione del futuro del compagno di label James Ferraro (Far Side Virtual, 2011), d’Eon filtra il proprio attraverso un inedito, serioso romanticismo da XXI secolo, cerca risposte e liberazione per vie artistiche in uno stato redentore di spiritualità autonoma. Emblemi del concetto sono i due momenti migliori, Chastisement (“If I have access to everything digitized, then why am I looking for a scripture?”) e Al-Qiyamah (“If we’re stuck in here, what happens on Judgement Day?”), mentre altrove (Transparency Pt. II, Gabriel Pt. I) il disco non è musicalmente forte a sufficienza per reggere il discorso e finisce per farne pesare la mole.

LP resta comunque uno sforzo interessante, un ascolto obbligato per chiunque sia interessato alla pop music contemporanea e al suo attuale contesto sociale.

3 Luglio 2012
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