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Con i suoi tempi e i suoi modi, Deradoorian (nomen “cognomen” di Angel, origini armene e nascita californiana) torna ciclicamente a deliziarci le orecchie col suo mondo insieme rarefatto e multicolore, ipnotico e popular, in cui riesce a unire dettagli e mondi apparentemente distinti e distanti. Un esempio? Skippate fino alla traccia numero otto, ovvero Devil’s Market, e ditemi cosa vi viene in mente se non la Oye Como Va di Puente e santaniana memoria, messa però al servizio del messaggio peaceful dell’americana che, senza troppi frikkettonismi, cerca di promuovere il potere salvifico della mente e dell’autocontrollo per far fronte a quel “seductive bazar” che è la vita contemporanea, fatta di ansie, depressioni, paure. Proprio quelle affrontate da Deradoorian prima di comporre un disco, come si diceva, colorato e meditativo, elaborato probabilmente in opposizione a quel periodo mono-tono; scelta che finisce col connotare l’album come «a waypoint on a spiritual journey of acceptance».

Così gli umori sixties di Corsican Shores si sposano con le malinconie in punta di plettro di Waterlily, la dimensione ethereal di Monk’s Robes con la lunga cavalcata in the mood of Can (nel mood, non nella forma) di The Illuminator, in una fusione estatica che fa dell’insieme un tutto coerente e plausibile nel mondo di Deradoorian, mai come in questo caso pronta allo svelamento del proprio sé più profondo con la benedizione dal profondo del cosmo/anima dei protettori Alice Coltrane e Pharoah Sanders.

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