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Strano che una colonna sonora come quella di Amore Tossico, storico film di culto del da poco trapassato Claudio Caligari ambientato nel grigiore “eroinoico” della periferia romana di Ostia, non avesse ancora visto la luce in questo periodo di fertile riscoperta di tutto ciò che va sotto la macro-sezione “library/soundtrack music” italiana. In quest’inarrestabile onda di riemersione di gemme più o meno conosciute e più o meno intriganti, è la meritoria Penny a (ri)dare voce alla colonna sonora opera del compositore Detto Mariano con una stampa tanto accurata e preziosa qunto necessaria nel suo (ri)mettere in circolo quel lavoro sperimentale e pioneristico per l’utilizzo di sintetizzatori, computer, “proto-campionatori” e macchinari vari (nello specifico, anche il «Fairlight series IIx, il primo sintetizzatore / campionatore musicale uscito sul mercato»). Con essi il compositore si sbizzarrì nell’orchestrare brevi bozzetti di futuristici e angosciosi sottofondi per le sventure dei protagonisti di uno dei film più realisticamente crudi che il cinema(verità) italiano abbia mai prodotto.

A questa ristampa/non-ristampa, la Penny aggiunge una palindroma azione di rielaborazione per mano de La Batteria, l’eterogeneo quartetto romano che già avevamo avuto modo di apprezzare con l’esordio omonimo e che si situa in quella terra di nessuno in cui si ricreano le sonorità “cinematografiche” dei vari Morricone, Cipriani, Alessandroni, Umiliani, ecc.. ma in chiave attuale e (ehm) “rock”. Non sfugge dunque questo omaggio sentito al modus operandi dei quattro che, scelte alcune delle linee portanti della colonna sonora di Detto Mariano (otto, nello specifico, a fronte dei 30 bozzetti che formano il corpus del vinile), ne rivedono il senso in formazione analogica, sviluppandole in composizioni più corpose e meno volatili. Ne emergono “canzoni” che miscelano robotico prog, futuristico funk, kraut carpenteriano, nenie horrorifiche, tutto sempre essenziale e minimale e capace di rendere sia la drammaticità delle immagini di cui erano originariamente corredo, sia di mostrare insoliti sviluppi (il tesissimo doom di M29, ovvero l’originale Questo sì che è un quadro vero… fatto di sangue… ne è ottimo esempio). Una operazione di recupero notevolissima e doverosa da cui gemma una di rielaborazione altrettanto coraggiosa e importante: le cose belle delle interferenze tra passato e presente, che sembrano essere uno dei fenomeni più vividi del presente.

19 Maggio 2016
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