• Nov
    25
    2014

Compilation

Pias

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Cos’era ascoltare i dEUS negli anni Novanta? Le loro canzoni suonavano come dei rollercoaster vertiginosi e traballanti. Ascoltarle – anzi, percorrerle – ti faceva capire che la vertigine ed il senso di precarietà impetuosa erano la stessa cosa. Esattamente la stessa cosa. Avventatezza e intensità. Cliché e destrutturazione. Romanticismo e goliardia. Un fuoco chimico non del tutto sotto controllo. Era importante, in quel periodo che vedeva l’alternativo guadagnare posizioni in territorio mainstream diventando – ça va sans dire – mainstream alternativo, alle soglie di una rivoluzione tecnologica che avrebbe compresso e depresso tutto il baraccone lasciando sul terreno le macerie delle abitudini e soprattutto una diffusa, implacabile normalizzazione.

Il primo album Worst Case Scenario (1994, signori miei) era una sarabanda folle, furibonda e struggente. Soprattutto, era difficile da inquadrare: lo-fi, art-wave, umori jazzy, postgrunge, vampe zappiane e certi squarci melodici da attorcigliarti le budella. In A Bar Under The Sea consolidò le posizioni scalando di una marcia verso il formato canzone, poi The Ideal Crash suggellò i Nineties gettandosi in una dimensione indie marezzata di elettronica perfettamente in linea coi tempi, per lo scorno dei primi fan e la gioia di un pubblico sensibilmente più vasto. Non fu una scelta indolore. Seguì infatti uno iato che li rivide sul pezzo nel 2005 col buon Pocket Revolution, a band ormai matura e soprattutto solida (al netto delle defezioni: dei membri originari sono rimasti solo Tom Barman e Klaas Janzoons), capace sì di svariare tra ballate noir e turbe elettriche, ma lontanissima dalla formidabile fragilità della prima ora.

Da allora sono arrivati altri tre album, mediamente buoni. E siamo al presente, coi venti anni dall’esordio celebrati da questo Selected Songs, compendio che raccoglie trenta pezzi mischiando le carte della cronologia, come a voler suggerire tra di essi una continuità abbastanza improbabile. Ascoltarle di fila ti lascia la sensazione di certe compilation che si fanno per gli amici, tra scelte obbligate e parametri il cui senso resta nella testa e nel cuore del selezionatore (ad esempio: perché tutta la seconda parte della scaletta è così lenta?). Intendiamoci, i pezzi dell’ultimo decennio si difendono bene, ma la meravigliosa anomalia di una Fell Off the Floor, Man o di una Secret Hell sono semplicemente inarrivabili.

Detto questo, si tratta senz’altro di una raccolta esaustiva. Che per amore di equilibrio premia troppo l’ultima parte del repertorio. Che, vista l’assenza di inediti e rarità (a parte una travolgente Sun Ra registrata live nel 2012), dovrebbe interessare per lo più al neofita, o al limite ad un reduce della mia generazione che volesse fare un regalo di Natale al figlio/nipote. Uno di quei regali che se toccano le corde giuste possono farti guadagnare gratitudine pressoché eterna. Gloria in excelsis dEUS.

18 Novembre 2014
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Selected Songs 1994 – 2014

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