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Tre anni abbondanti dopo il non troppo riuscito What Will We Be, il buon Devendra torna a dare segni di vita griffati stavolta Nonesuch. La vicenda è intrigante perché non è facile uscire da un decennio che ti ha visto svariare in alta quota tra brezze freak e prewar folk, per poi azzardare consolidamenti psych anche abbastanza ruvidi nel tentativo di abbozzare vie di fuga rivelatesi abbastanza improbabili e comunque non troppo convincenti. Insomma, di questo curioso venezuelano-statunitense con geni indiani e chissà cos’altro nel DNA rischiavamo di non sentire più il bisogno, come se avesse già ampiamente dato per quanto concerne le sorti progressive del pop-rock.

Può darsi che in effetti sia così. Ma è innegabile che l’uomo possieda qualità e peculiarità, quindi non può che farci piacere averci di nuovo a che fare dopo un opportuna pausa di riflessione e relativi aggiustamenti di rotta. Il Devendra degli anni Dieci agisce senza clamori, fa perno sulle penombre, modula le gradazioni, fa palpitare le sfumature. Più solipsistico e quasi autarchico (ha suonato quasi tutto lui – chitarre, batterie, tastiere, drum machine – con l’aiuto del sassofonista e tastierista Josiah Steinbrick), si aggira tra idee folk e soul avvolte in una friabile scorza sintetica (le arguzie minimali di Für Hildegard von Bingen, l’ectoplasma TV On The Radio di Golden Girls), altrove asperge umori latini (il mariachi sornione di Mi Negrita) e ugge jazzy (i languori da nipotino di Terry Callier in Daniel, la title track che palleggia rimembranze Vincent Gallo), permettendosi come dessert di sgranocchiare marcette psych-pop resinose (la caramella quasi Beach Boys di Hatchet Wound, il miraggio Beta Band di Taurobolium) e strane chimere 80s (una Cristobal Risquez che potrebbe essere il sogno reggae a bassa fedeltà di Moroder).

Lieve, carezzevole, col retrogusto dell’intensità. Ok, non se la giocherà di sponda tra hype e coolness, non si guadagnerà le copertine indie del pianeta. Ma sembra proprio aver trovato un percorso alternativo per tornare a scaldarti il cuore.

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