Recensioni

Il primo disco dei Diaframma a cinque anni di distanza dal lungo e vario Preso nel vortice ha un titolo che, a detta dello stesso Fiumani, si riferisce alla vecchiaia che, per lui, si spalancherà tra un anno e mezzo quando il cantante ne compirà 60. Ci sarebbero tutte le premesse per aspettarsi un disco a tema tipo Negative Capability di madame Faithfull, e l’iniziale Leggerezza sembra confermarlo: malinconia, un suono un po’ diverso (’80, ma non quelli dark dei suoi primi dischi) e quel titolo da riflessione su un concetto che suonava vicino alla Misunderstanding della cantante inglese. Poi in realtà la raccolta torna sui consueti “passi vagabondi” cui siamo abituati, compresi quei dettagli che scartano dallo stile consolidato e lo animano, articolandosi in una sequenza di ballate nelle quali le riflessioni sono presentate in modo più sereno e distaccato, talvolta con ironia: il ritratto di un presuntuoso ne il figlio di Dio (al quale fa anche concessioni: «arrogante, prepotente / ma un completo stronzo non direi»), il ritratto di ragazza in Così delicata, l’inattesa discesa nel concreto in Ellis Island 1901 rivolta a un giovane emigrante in America dell’epoca con altrettanto inattese aperture liriche nel finale (d’altronde l’abisso è anche quello verso il quale si sta dirigendo il mondo per l’autore), l’invece consueto tema amoroso di Non posso separarmi da te e della finale Luce del giorno, il quadro umano preoccupato de Le auto di notte (sorta di versione disincantata della gaberiana Le strade di notte) e le virate punk di L’impero del male e I ragazzi stanno bene (“aggiornamento” della storica canzone degli Who per dire che secondo lui il rock è morto, con intro psych).
In un’intervista Fiumani ha dichiarato che la frase «It’s Rocco time» che mormora all’inizio de Le auto di notte è un promemoria per ricordarsi che mentre scriveva il riff principale, stava guardando un porno con il noto attore: è una frase che ci saremmo aspettati di più all’inizio di Fica power, dove tra scherzo e serietà si racconta un’altra storia d’amore e il potere che la fanciulla in questione ha su di lui, detto in modo poco diplomatico, come poco diplomatici sono i versi «lei è così bella che / fa di me un terrorista, un potenziale stupratore», per i quali dichiara di aver chiesto autorizzazione a un’amica femminista. Testo e titolo nascono da un libro di Massimo Fini, cosa che aprirebbe un discorso lungo riguardo al contrasto tra il profondo rispetto che nutre Fiumani per le donne (tutta la denuncia e il caos nato attorno alle accuse al co-organizzatore del Supernova festival nasce proprio dal comportamento del promoter in questo senso) e le non aggiornatissime posizioni e analisi sia sue che del giornalista, ma non è la sede.
Resta un disco di buona ispirazione, che conferma il talento, tipico di Fiumani, di stupire con i dettagli del quotidiano e successive sterzate liriche.
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