Recensioni

5.8

La faccenda Die Antwoord è molto interessante e articolata, e per questo la svisceriamo a fondo in uno spazio dedicato. Qui ci concentriamo su quello che ne è l’output più tangibile, e forse anche quello meno importante.

L’album dei Die Antwoord esce solo adesso sulla sussidiaria della Interscope orientata alle nuove forme di crossover, dopo un incredibile hype sul web portato avanti con tattiche virali, dopo i primi concerti in Europa e Stati Uniti sotto l’ala protettrice del mesh che conta (M.I.A.), dopo un inutile EP di cinque pezzi pubblicato a luglio. Inutile perché il disco tutto lo conoscevamo già da mesi, essendo stato messo in free download sul loro sito ufficiale e reso disponibile per tutto il 2009. In effetti, per questo $O$ “edizione definitiva”, i Die rimaneggiano un po’ la tracklist, tagliano via alcuni pezzi troppo cazzoni (in uno la base era Orinoco Flow di Enya), ne inseriscono tre nuovi, affidandone uno alla produzione di una firma sicura come Diplo.

La sostanza però non cambia. Yolandi e la sua vocina “twetty”, Ninja e la sua valanga rap egotripica, le basi che pescano tra urban UK, electro commerciale virata underground (via residui industrial) e nu-rave, guidate da motivetti-tormentone facili facili, spesso al limite della filastrocca. Il pezzo con Diplo, Evil Boy, in salsa videogame/epica mesh, è roba buona, e scopre una volta per tutte, specialmente nella versione video, gli intenti (auto)parodistici di questi specie di Rammstein dell’hip hop sudafricano.

Il progetto nella sua interezza però, tenendo conto di tutte le componenti (intenti supposti, visual, viral marketing, exploit fuori patria, concerti, ecc.), ci sembra troppo comodamente ambiguo. E la musica, coerentemente, la vediamo come un mesh – a seconda della prospettiva – troppo poco aggressivo, divertente, parodistico, cattivo, comunque troppo poco forte per convincere. Aspettiamoci a breve il film dei/sui Die Antwoord e un secondo disco, titolo Ten$ion, nel quale “vogliamo rappare usando la lingua che parlano le guide turistiche, mantenendo così il nostro sapore tutto sudafricano ma cercando allo stesso tempo di farci capire di più. Diciamo che sarà per un 95% inglese, con giusto un pizzico di Afrikaans”.

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