Recensioni

6.9

Premesso che recensire album dei Dinosaur Jr rischia di diventare routine come è (stato?) per i Sonic Youth, ora toglietevi subito quell’espressione stupita che sicuramente avrete stampata sulla faccia dopo aver ascoltato Don’t Pretend You Didn’t Know. Possono quattro note di piano (chissà perché in mente ci viene la fugace frase di tasti neri e bianchi che adorna Pink Moon) cambiare il suono di una band? No, non lasciatevi ingannare perché anche se ci sarà qualcuno che vorrà vendervelo come “il disco dei Dino con le tastiere”, I Bet On Sky non è altro che l’ennesimo disco del trio di Amherst (e, in larga parte, di J Mascis). L’ennesimo buon disco, va giustamente detto. E, osiamo aggiungere, con tutta probabilità il migliore dei tre realizzati dopo la reunion del 2005.

Beyond e Farm restituivano intatta una formula cristallizzata dal tempo, mettendo a segno anche alcuni episodi in grado di gareggiare con i classici per verve melodica e potenza sonica (anche se la nuova Freakscene, beh, potete scordarvela); qui c’è quell’ulteriore scarto di maturità che lecitamente ti aspetteresti da un ensemble attivo da – quanti sono? – ventisette anni o giù di lì. Non troppo diversamente dalle prove soliste di J e dai dischi anni ’90 del Dinosauro, da queste canzoni emergono giochi di sfumature che vanno ben oltre la “stranezza” delle tastiere; c’è inoltre un’omogeneità di scrittura che mancava ai predecessori, merito di una propensione ancora più spiccata per la melodia e per una sorta di morbidezza (per come può essere morbida una roccia, ovviamente).

Beninteso, dal primo minuto sai perfettamente dove ti trovi, che direzione prenderà quel motivo e quando partirà la chitarra adorabilmente cafona di Mascis; e proprio in virtù di ciò, se i tre riescono a tenere desta la tua attenzione inanellando una serie di dolcissime nuggets pop-grungy (Almost Fare, I Know It So Well, Pierce The Morning Rain, passando per i due – sempre – singolari episodi targati Lou Barlow, RudeRecognition) senza farti venire voglia di premere il tasto skip fino all’immancabile cavalcatona Crazy Horse (See It On Your Side), allora il lavoro è fatto. Anche stavolta. 

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