Recensioni

6.5

Nel 2003 Thomas Wesley Pentz, in arte Diplo, viveva a Philadelphia dove si stava facendo le ossa come eclettico dj: nei suoi set pezzi di Missy Elliot si fondevano con quelli dei New Order così come il baile funk con l’electro-rap. Quell’anno stringeva accordi e contratti con i Brits della Ninja Tune / Big Dada e da lì a pochi mesi usciva un debut album, Florida, che era un concentrato di fumoso trip hop, calorose atmosfere funky-soul, r’n’b e smalti jazz; materia piuttosto downtempo, compatibilmente folktronica, pensosa più che uplifting/meticciata come sarà poi la sua intera produzione da major player dell’industria dance. Dal botto di Paper Planes (di M.I.A, all’epoca anche companga) alle collaborazioni con i calibri di Beyoncé, Drake e Usher, dal progetto caraibico di stanza in Giamaica Major Lazer ai cavalloni trap e EDM su cui ha surfato in scioltezza (anche grazie alla sua Mad Decent), la passione per il Brasile e la Giamaica, fino al sodalizio con uno Skrillex (Jack Ü), Pentz ha fatto così tanta strada che è anche solo difficile immaginarlo accanto a quel debut.

È sua la firma su Lean On, il singolo, prodotto assieme a Dj Snake con la partecipazione vocale della danese , che ha trionfato in tutte le classifiche mondiali (4 milioni di copie vendute solo negli Stati Uniti) affermando nel pop mainstream l’ibrido edm dancehall del fumettoso progetto. Abile e furbo, Diplo ha saputo giocarsela bene su più tavoli, non ultimo quello con la stampa: accusato più volte di appropriazione culturale, lui di recente ha affermato (al Guardian) di non aver mai voluto inseguire i trend ma che gli è sempre piaciuto avviarli o sconvolgerli. Pentz, l’uomo dietro la maschera, è soltanto un “bianco americano” senza alcun “capitale culturale” da vantare, un “figlio del multietnico contesto in cui è cresciuto”. Per queste e altre ragioni è difficile credere alla favola del quarantenne che torna sui propri passi, riavvolgendo il nastro ai tempi in cui non era nessuno, e propone oggi un EP più delicato e introspettivo e non soltanto sinonimo di “buone vibrazioni elettro-caraibiche”. In verità, se Look Back (con il rapper e soulsinger DRAM) e Wish (con Trippie Red) sembrano tornare all’introspezione del disco d’esordio (con DRAM nei panni di un Seal in fissa Prince), è all’emo trap di oggi, ai Lil Peep, gli XXXTentacion e ai Yung Lean, che il producer sta pensando. Pensa cioè a quei ragazzi maledetti che in un modo o nell’altro hanno subìto gli effetti negativi di un eccessivo consumo di psicofarmaci. Non è certo un caso che il featurer presente in Color Blind sia un certo Lil Xan.

Tutto comunque perdonabile, se Diplo si fosse fatto un giro in Acquascooter con Lil Pump tornandosene con delle belle hit. Al netto di quelle, a rimanere è una bella dose di mestiere su una palette di colori pastello fin dalla traccia iniziale, Worry No More, in cui Lil Yachty e la vecchia conoscenza di Pentz, Santigold, si dividono il microfono tra un morigerato autotune, beat electro caraibici e un’agrodolce chitarrina psichedelica relegata sullo sfondo. In chiusura Get It Right con e GoldLink è il classico pezzo telefonato, inquadrato com’è in strutture EDM e profumato da fragranze marittime, tra rappato e drop, synth vocali e future bass a ricordarci del Flume ultima maniera. Certo – e senza essere snob – i brani si lasciano piacevolmente ascoltare. Se è questo che cercate da lui, questo è quello che ascolterete.

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