• Giu
    03
    2013

Album

Universal

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Prepariamoci ad abbassare i finestrini e ad alzare il volume dell’autoradio perché finalmente “habemus” il disco dell’estate. Settle, l’atteso esordio dei chiacchieratissimi Disclosure è finalmente tra noi e sembra candidarsi fin da subito a feticcio definitivo del pop britannico più spiccatamente danzereccio.

Non è un  caso se la coppia di giovanissimi producer inglesi sono riusciti ad avere ospiti nello stesso disco tutto il meglio della vocalità brit contemporanea, dal rodatissimo Sam Smith, passando per le reginette nu soul Jesse Ware ed Elisa Dolittle fino al veterano Jamie Woon. In poche parole, Settle è sì un disco da cantare ma possibilmente nei dancefloor.

L’esordio dei Disclosure non è però solo un sofisticato zuccherino pop ma anche il traguardo più avanzato di quel calderone sonoro chiamato garage; è dai trionfi di Quentin Harris e Dennis Ferrer infatti che non si sentiva nulla di così fresco in questo ambito e, come in una gara a staffetta, questa volta il passaggio di consegna passa all’Inghilterra.

Se parliamo di garage e Albione però è inevitabile considerare Settle anche come ultimo tassello di quel continuum garage-UK inaugurato da pionieri come Artfull Dodger, Dj Pied Piper, Zed Bias o El-B poi articolatosi nelle declinazioni stradaiole dei vari The Streets, Audio Bullys o Dizzee Rascal fino alle più recenti derive broken beat isolazioniste di Burial.

La formula musicale usata dal duo è in realtà molto semplice e fondamentalmente si traduce in una perfetta fusione tra l’euforia timbrica tipica del 2-step con il feeling strutturale della deep-house in salsa Defected / Strictly Rhythm. Le bassline e lo swing delle tracce sono sempre orgogliosamente UK ma ogni scusa è buona per tributare l’enfasi clubbistica chicagoana.

Questo è ben chiaro fin dallo start con  l’ossessività del sample vocale in When A Fire Starts To Burn  che si sfoga in aperture degne dei Deep Dish ma anche nel morbido andamento di F For You o nella balearica Defeated No More in cui Ed Mc Farlane vocalizza con la stessa esuberanza di Benjamin Diamond. Il bipolarismo garage tra intelligence inglese e istintività statunitense permea tutto il disco ed è così che brani come Voices (feat. Keabie) sembri quasi prodotto da Quentin Harris mentre in January Jamie Woon micioneggia quanto un Vikter Duplaix d’annata.

La vera inglesità però è tutta concentrata nei singoli già pubblicati prima dell’uscita del disco, che si parli della fortunatissima (perfino sui network italiani) Latch appositamente terzinata per l’identità canora di Sam Smith ma con pulsazione tipicamente post-dubstep o dell’educato clash tra Basement Jaxx e Nightcrawlers in White Noise  (feat. Aluna George).  Jesse Ware e la sua emule London Grammar incantano rispettivamente sul Chicago-jackin’ condito dalle stridule bassline di Confess To Me e sul mid-tempo in cassa dritta di Help Me Lose My Mindm mentre You & Me suona come un vero e proprio tributo al 2-step più classico con Elisa Dolittle intenta a giostrare la sua voce tra metriche shuffolate e sample cheap tipici del genere. I fratelli Lawrence non si fanno mancare nulla, nemmeno un pezzo tirato e spazza pista come Stimulation  che chiude il cerchio con del puro pragmatismo Solid Groove.

In definitiva Settle non delude affatto e cresce dopo ripetuti ascolti soprattutto grazie all’impatto di una produzione asciutta ma allo stesso tempo molto raffinata. Alla lunga probabilmente l’unico difetto è l’uniformità timbrica che i nostri hanno deciso di dare ad ogni traccia del disco ma, in realtà, questa scelta sembra dettata dalla volontà di ribadire costantemente un albero genealogico ben preciso nelle proprie coordinate stilistiche. Se inquadriamo Settle nel suddetto continuum garage anche le sferzate più paradossalmente revivalistiche qua e là nel disco appaiono dunque come manifestazioni musicali orgogliosamente anglosassoni.

In questi tempi ipercinetici fatti di novità ad ogni costo questa consapevolezza di essere eredi di un passato (seppur recente) può rappresentare un valore non da poco, soprattutto da parte di artisti anagraficamente così giovani.

3 Giugno 2013
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