Recensioni

7.8

La longeva serie Dj Kicks (nata nel ’95) di !K7 taglia il traguardo del cinquantesimo capitolo e lo fa con un protagonista d’eccezione e di grande spessore, che firma un mix indubbiamente tra i vertici della collana: Dj Koze guida l’ascoltatore (perchè questa, più che qualsiasi altra, è una compilation da sentirsi preferibilmente in cuffia per un ascolto raccolto e in solitaria) in un viaggio coloratissimo e variopinto, in perenne mutazione e saturo di sfumature, che sa muoversi e variare le proprie coordinate con una grandissima agilità accompagnata da un’altrettanto importante coerenza stilistica di fondo. Il mix è quantomai permeato da un’estetica innegabilmente “sua”, intrisa fino al midollo di house, techno e psichedelia, con un perenne retrogusto squisitamente teutonico, gentile e soffusamente morbida, senza mai essere patinata.

Ritmiche hip hop, sfoglie indie, intime perle acustiche e lievi battiti techno, il tutto seguendo un cammino che sembra pensato e ragionato proprio per partire da un punto fissato e giungere ad una precisa destinazione. La playlist appare fluidamente divisa in tre sezioni distinte ma comunicanti, con i primi 7 pezzi che danno il via con un hip hop soffice e disteso, pescando a piene mani soprattutto dal catalogo di casa Stones Throw e con qualche capolavoro che fa subito capolino (pensiamo alla sempre magnifica Dead Dogs Two dei mai abbastanza osannati cLOUDDEAD remixata dai Boards of Canada, roba importante insomma). L’atmosfera generale di questa prima parte potrebbe ricordare il fresco esordio del “nostro” Go Dugong, con un hip hop gioioso e sognante (l’inedito dello stesso Koze, I Haven’t Been Everywhere But It’s On My List, Best Of Times del collettivo Strong Arm Steady, un’eterea Shame firmata Freddie Gibbs e Madlib).

I toni si rilassano ulteriormente con Camelblues di Mndsgn, che introduce alla seconda (e ancora più raccolta) parte del mix, una sequenza di sospesi bozzetti tra l’acustico e il vagamente jazzato aperta dalla splendida voce della compianta Trish Keenan, nella meravigliosa ninna nanna acustica Tears In The Typing Pool dei Broadcast. Seguono i fragili chitarrismi fruscianteschi di Daniel Lanois nella strumentale Carla, il mash up di Hi Tek con il suo capolavoro di hip hop “intimista” Come Get It con il side project degli Hot Chip, The 2 Bears (un altro dei punti più alti in scaletta), le ariose aperture jazz pop di William Shartner e Marker Starling.

Il terzo e conclusivo segmento sfocia nell’elettronica più canonica e figlia di Amygdala, con morbidi infusi techno ibridati con veli house e reminescenze funk (Hyuwee dei Session Victim, Surrender di Portable con feat. di Lcio) che si chiudono sulle fluttuazioni robotiche di Superstar dei The Gentle People.

Koze riscopre perle semi-dimenticate, firma selezioni e remix che trasudano classe e buongusto da ogni nota e ammanta il tutto con la sua inconfondibile sensibilità, rivestendo un mix quantomai eterogeneo e poliedrico di una coerenza unica: a tratti ci si dimentica quasi di stare ascoltando una playlist di artisti differenti, tanta è la coesione che attraversa tutta l’opera.

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