• Mag
    19
    2014

Album

Black Moss

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Precursori o followers? Questo è il dilemma. Ha senso chiedersi nel marasma di uscite che quotidianamente invadono il (ehm) mercato, chi arriva prima e chi dopo? Se le gerarchie sono saltate a monte, a valle la situazione com’è? Rispondere e rispondersi è ardua, pertanto accontentiamoci di scendere a valle seguendo questo Fiume Nero made in Donato Epiro (mezzo Cannibal Movie, per chi non lo sapesse), sorta di raccolta pubblicata per la prima volta in vinile dalla nostra Black Moss che parrebbe ispirarsi al fiume dell’Aguirre Herzogiano e in cui il nostro colleziona tracce sparse su CD-R e cassette (rispettivamente Supercontinent e Sounding The Sun, entrambi per la benemerita Stunned). Materiale datato ma che dà la misura, a questo punto possiamo dirlo, dell’anticipo sui tempi con cui Epiro si è (era) mosso (all’epoca) e della lucidità di intenti alla base sia della propria ricerca sonora, sia del proprio immaginario.

Poche chiacchiere e dritto all’obbiettivo, Epiro smazza trasversalmente l’esotismo di risulta che negli ultimi tempi si è segnalato come una delle traiettorie più frequentate e appassionanti dell’underground non solo nostrano, innestando nella materia una tangibile evidenza proveniente dalle frequentazioni in casa Cannibal Movie – l’immaginario filmico e visivo/visionario di un certo tipo – e dalla predilezione per la sempre più rilevante library music italiana. In un momento in cui gli Aktuala – una parte, in realtà – ritornano “nel giro” per via delle bellissime ristampe dei Futuro Antico pubblicate da Black Sweat e di Umiliani ricircola un box “non-ristampa”, si darà atto a Epiro di aver incastonato in queste tracce fenomeni e suggestioni di lì a venire. Di esservisi avvicinato per comune sensibilità e identiche finalità, oltre che per visione e attuazione musicale, dimostrando di giocarsela alla pari, se non addirittura meglio, con tanti nomi celebrati come High Wolf o Sun Araw.

È un vero “fiume nero” la cui umidità oscura e minacciosa si riverbera in ognuna delle suite, questo disco, la cui una musica non è più primitivista, come venne catalogata all’epoca dell’uscita in pieno trip “new-weird america”, ma naturale e naturalista. Che crea mondi infilandosi in una tradizione consolidata, seppur nascosta. Tradizione che Epiro dimostra di conoscere approfonditamente e di saper replicare, o meglio, ricreare. Tra haunted, occult psych, etnomusicologia e quant’altro, un lavoro che potrebbe fornire la spinta ad una nuova prova originale. A questo punto, obbligatoria e attesa.

19 Maggio 2014
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