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7.2

Natural history è fin dal titolo una finestra sul passato per i Dope body, un tentativo di raccontare come sono cresciuti questi quattro ragazzi di Baltimora, quali le influenze, quale il loro credo musicale. Più furbescamente è anche un modo per giocare in casa e difendere la propria identità, ora che lo snodo potrebbe essere di quelli importanti visto l'approdo alla Drag city. Siamo davanti a un disco pastiche dunque, se vogliamo assimilabile all’ultima fatica dei The Men, ma non per questo deludente.

Alla maniera della precedente seconda prova – Nupping – la base rimane un noise rock heavy e -core di cultura '90s. Lo start cronologico è nel cavallo 80/90 con il binomio Cop shoot cop/Jesus Lizard, ovvero quel noise da tank cingolante costruito tra bassi pompatissimi e batteria tanto pestata quanto inesorabile. E’ un sound che torna con costanza in Natural History con Shook, Beat, Out of my mind e Lazy slave. Le chitarre invece macinano chilometri di riff veloci e fuzzati tanto che ad ascoltare Road dog ti chiedi se tra i guest non appaia Tom Morello ma no, non c’è. Questo è l’impianto, che gode di un suono più pulito rispetto a Nupping, o forse sono semplicemente più chiare le intenzioni: e il risultato, quasi a tener fede al proprio nome, è ancora una volta muscolare. Poi il gioco delle citazioni potrebbe continuare, anche se diventa poco costruttivo: si passa da un paio di episodi marca punk come Weird mirror più il finale da un minuto di Alpha punk alle geometrie math di Twice the life con quel suono gommoso da ultimi Battles, senza tralasciare qualche accenno emo-core gustoso per i kids orfani di Poison the well & co. come Power.

E’ un disco che piacerà più ai rockers che ai noiser duri e puri, ma conferma la buona vena dell’heavy targato 2012: il ritorno in grande stile degli Unsane, nuove leve pronte a sferragliare duro come i Pop 1280 o i citati The Men, e ora i Dope body. Derivativi quanto vogliamo ma col giusto sangue alla testa.

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