Recensioni

6.3

Gli inglesi Doves giungono al quarto album e il territorio è sempre il medesimo: pop rock alla stregua di U2, primi Radiohead, Coldplay e Elbow. La band capitanata da Jimi Goodwin fin da subito si è fatta notare per un accentuato approccio cerebrale alla materia musica, il quale, quando sostenuto da una sensibilità emozionale vincente, ha cristallizzato canzoni sopra la media. Purtroppo questi due elementi, testa e cuore, non sempre all’interno di uno stesso album hanno convissuto alla perfezione, difettando il risultato finale. A ciò non fa eccezione Kingdom Of Rust.

E dispiace non poco quando ci imbattiamo in brani melodicamente incisivi e non banali come la title track, Winter Hill e Compulsion, constatando che il resto non ne è all’altezza ma soltanto cerebro-autocompiacente e fine a se stesso. I Doves, sicuramente una spanna sopra agli ultimi Coldplay ma infinitamente distanti da quella testa di radio che il cuore lo sa ascoltare eccome.

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