Recensioni

Lo dico senza indugi: il titolo di questo disco è sbagliato, fasullo. Le canzoni buone – o quelle che almeno tentano di esserlo in maniera autentica – stanno altrove, non certo nell’esordio discografico dei Drab City, duo losangeliano che nel voler sperimentare l’angusta carta del dream pop, da sempre genere o sottogenere che dir si voglia estremamente complicato, regala dieci tracce ordinariamente noiose e figlie di ascolti che si sono trasformati in opera di plagio.
Good Songs for Bad People è una cartolina sbiadita senza la storia di un tempo che passa realmente, un disco in cui tutto si mostra molto artefatto e posticcio, alla ricerca di un sound etereo e onirico che non sembra arrivare mai a destinazione. Il rischio forse più grande del dream pop è proprio quello di suonare banale nel suo ripetersi e sussurrare, nell’incedere ossessivo di ritornelli e coretti. Per farlo bene, o quantomeno non risultare imbarazzanti, serve una matematicità che niente lascia all’improvvisazione, al loop privo di schemi e ritmi. E all’interno di questo disco c’è un solo brano che pare in possesso di questo studio: si intitola Troubled Girl e suona come potrebbe fare una canzone dream pop nel 2020. Perché le melodie lente e malinconiche non bastano a se stesse: gli accordi di vibrafono che rotolano sulle linee di basso troppo spesso appaiono casuali e il disagio, le turbolenze, l’ansia non riescono a trasportare l’ascoltare in una reale dinamica sociale che faccia assaporare almeno una piccola parte di tutto quel dolore che i testi vogliono trasmettere. Un’estetica studiatissima – sin dall’alone di voluto mistero attorno ai reali protagonisti – che stona ancor di più di fronte a una tale mancanza di personalità. Non si salverà mai nessuno dalla trappola del vittimismo, del passo falso nel mondo della crisi e del fastidio. Dov’è l’inquietudine in un disco come questo? L’opacità, da non scambiare per sospensione immersiva, è anch’essa figlia di una costruzione più attenta a ricreare la morfologia del contenitore che la genesi del contenuto.
I ritmi mutevoli e spesso rotti non colpiscono in profondità, lasciando al cantato languido lo sforzo di ricreare un immaginario intrigante finendo però per trascinarsi dietro innegabilmente una crepa stonata. Nella mezzora di musica che compone Good Songs for Bad People si combinano vibrazioni trip hop, sprazzi di elettronica simil onirica e dub, atmosfere quasi funky, exotica, chitarrine wah-wah e colonne sonore seventies. Tanto, troppo, confuso e totalmente slegato da ogni tentativo di sviluppare una narrazione minimamente efficace. Sfocato non è sinonimo di sospeso, sognante. Sfocato è fare le cose in modo superficiale senza badare alla struttura di un disco pieno di buchi e privo di fascino. I Drab City saranno anche delle brave persone ma le loro canzoni non hanno niente di good.
Delusione, o è solo un sogno (riuscito male)?
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