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7.6

Il musicista sperimentale Drew McDowall, già nei Coil e Psychic TV, è un fine cesellatore di suoni, che persino nei momenti meno rivoluzionari della sua opera è capace comunque di appassionare con la fattura delle composizioni. Nell’ultimo album solista tuttavia si allontana dal suo tipico suono post-industriale per esplorare territori immersi in una timbrica liturgica fortemente simbolica, avvalendosi anche della collaborazione di alcuni dei nomi più interessanti della nuova scena avant.

Agalma si muove nel solco di un sintetismo elettronico spettrale, circolare e ascetico, che attraverso l’utilizzo di synth modulari, archi, piano e organo tratteggia paesaggi rituali, moderni e arcaici allo stesso tempo, pervasi di un clima psicologico che fa leva sul confine tra interiorità ed esteriorità, trascendenza e materialità. Una tensione tra timore e conforto sviluppata attraverso fredde stratificazioni che lambiscono intuizioni à la Ben Vida e si caricano di umori folktronici, capaci di far trapelare emozionanti bagliori melodici dalla malinconia, come di erigere suggestive illuminazioni totalizzanti, o anche raccogliersi in cupa riflessione. Le collaborazioni aggiungono un efficace tocco inaspettato, arricchendo il tema fondante con elementi all’apparenza estranei ma perfettamente armonizzati: si sporca di elettronica d’antan e voci austere con Caterina Barbieri, recupera barocchismi medievali e reminiscenze industriali con Robert Aiki Aubrey Lowe, o ancora ingloba l’essere così terreno dell’elegiaco organo di Kali Malone, mentre rimanda ai Coil di Astral Disaster con il canto di Maralie Armstrong-Rial. Le cose si fanno ancora più audaci con la preghiera recitata con l’aiuto di Bashar Suleiman, Elvin Brandhi e MSYLMA, che fa collimare sorprendentemente futurismi elettronici screziati di vocoder e mistica neofolk. Chiude l’inquieto campo sonoro di Abandoned Object riportando il ragionamento nel coacervo secolare, intriso di inevitabile caducità.

Agalma si rivela uno dei vertici stilistici di McDowall, un lavoro dalla grande forza evocativa, ricco di un originale slancio sperimentale e rifinito con una perfetta cura compositiva, che nelle mani del Nostro diventa un’affascinante e particolare organizzazione di essenze. Il classico colpo del maestro.

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