Recensioni

Chi ricorda This Is England ’86? I sobborghi dello Yorkshire, le file di mattoni rossi, le madri depresse, i padri stupratori, le dr. Martens consumate, la droga, l’attitudine punk di chi non ha ancora vent’anni. Per gli Eagulls tutto ciò non è una pantomima da cui trarre ispirazione per rinnovare il guardaroba, si tratta di vita vera. Circa due anni fa, due di questi cinque elementi (il chitarrista Mark Goldsworthy e il batterista Henry Ruddel) hanno dato vita alla band con il comune intento di raccontare il disagio della loro realtà, in chiave post-punk.
Nulla di originale, verrebbe da dire, finché un anno fa qualcosa si smuove, in seguito alla pubblicazione sul loro blog di una lettera scritta di getto che potrebbe essere considerata come il loro primo passo verso l’attenzione mediatica: un vero e proprio manifesto punk-hadrcore dei giorni nostri. Volendo riassumere, il contenuto è un’invettiva dai toni squisitamente riot contro il crescente fenomeno del musicista alternativo patinato che si esprime in modo giovane, si veste come da copione e ha successo perché ricalca le esigenze della massa, come ad esempio avere delle componenti femminili nel gruppo (frecciatina alle Savages?). Perle come “To all beach bands sucking each others dicks and rubbing the press’ clits. I am going to cut your hair clean off“, o ancora “Now your all trippy and spiritual and all that shite. Well, go to fuckin India and stay there, your dad will have to buy your flight back within 5 minutes of your arrival” meritano di essere citate, se non altro per dare un’idea dei contenuti rintracciabili anche nel loro primo LP, l’omonimo Eagulls in uscita il 4 marzo via Partisan Records.
Dieci tracce feroci che, rispetto alle produzioni precedenti, imboccano con più decisione la dispersiva strada del post-punk sporcandola con un’attitudine street/oi!/hardcore incarnata dalla carismatica figura del vocalist, George Mitchell: belloccio, talentuoso, incazzato. La prima e l’ultima traccia, Nerve Endings e Soulless Youth, sono l’emblema di un disco che mantiene una linea secca e costante, senza variazioni sostanziali tra un pezzo e l’altro. È il post-punk/new-wave pure british che si scontra con l’hardcore scene made in USA. È quello che può uscirne fuori se cresci ascoltando i Magazine assieme ai The Clash e ai Minor Threat: grandi turbe, ma anche grande sensibilità. Ritroviamo quindi omaggi ai Killing Joke (la cover di Requiem, contenuta come bonus track) come ai The Gun Club (Yellow Eyes, citazione palese) e ai concittadini Gang of Four (Footsteps). L’eleganza e l’introspezione dei Joy Division contaminata dagli Adolescents, con cenni a Public Image Ltd e qualche coro in stile Cockney Rejects (le ansiogene Tough Luck e Amber Veins).
Scomodare nomi come quelli sopracitati senza cognizione di causa sarebbe un errore imperdonabile, il che significa che gli Eagulls meritano l’attenzione che stanno cercando. Se stavolta la otterranno, non sarà perché hanno offeso i vostri papà, ma perché una volta premuto play non potrete fare altro che esclamare “cazzo, che botta”.
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