Recensioni

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Nonostante il nome di prestigio degli Earth è assai probabile che alla Southern Lord abbiano avuto qualche problema con l’ultimo parto della leggendaria compagine americana. Questioni legate soprattutto alla materia di cui è fatta questa nuova musica made by Dylan Carlson. Nello specifico quanto di più distante ci possa essere dai leggendari Earth 2 e Pentastar, ma distante anche dal celebrato Hex che introdusse efficacemente alla seconda fase della loro carriera. L’ascolto della parte numero due dell’opera Angels Of Darkness, Demons Of Light lascia sul piatto un forte senso di improvvisazione e libertà free form, in una maniera che più sfacciata non si potrebbe. Viene perso definitivamente anche il più flebile accento metal e quello che si ottiene è uno sparso e degradato panorama psych-folk.

Le composizioni sono sonnolente, mantriche e rilassanti. Musica che andrebbe bene come sottofondo negli ascensori degli hotel di lusso. Qualcuno cita addirittura Do Make Say Think e Arieal M per descrivere lunghi brani come His Teeth Did Brightly Shine e Waltz (A Multiplicity of Doors). Si respira nondimeno la stessa aria svagamente jazzy con il violoncello di Lori Goldston (quella dell’Unplugged dei Nirvana) che contribuisce in maniera efficace a dare un profilo austeramente post-rock al tutto. Con la conclusiva The Rakehell si toccano le corde eleganti dei tardi Pink Floyd e il vecchio adagio di Julian Cope che parlava di “psichedelia da salotto”, ritorna quanto mai alla mente…

Qui è proprio il caso di dire che il vecchio cowboy è tornato a casa dopo aver attraversato il deserto, si è pulito gli stivali dalla polvere, si è accomodato in poltrona e sonnecchia tranquillo mentre sorseggia una fresca Budweiser. I meridiani di sangue non sono più il terreno elettivo del vecchio Dylan, che si gode una placida e meritata vecchiaia.

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