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L’ansia e il terrore indotti da una contemporaneità dominata dalla tecnologia e dalle relazioni cibernetiche, nonché le preoccupazioni riguardo a scenari post-umani e post-capitalisti, sono al centro delle riflessioni del lituano J.G Biberkopf, che si presenta, a un anno di distanza, con il secondo capitolo di Ecologies, continuandone idealmente l’interessante percorso. L’album, che segnò l’esordio sulla Knives di Kuedo, si era guadagnato una presenza importante all’interno dell’ala più concettuale dell’elettronica di area accelerazionista. Era un buon lavoro, ispirato dalla «rappresentazione della natura così come emerge dai social media», e questo si traduceva in un’ambient fatta di droni, pad celestiali e synth compressi che assumeva tinte cinematografiche care al boss dell’etichetta.

Con un concept che questa volta riflette su come la «politica globale modelli l’ecosistema terrestre, le architetture e le infrastrutture del mondo», Ecologies II: Ecosystems of Excess si presenta, fin dalle prime note, come un’opera ancor più ambiziosa e frammentaria, in cui la ricetta musicale regge solo in parte il peso delle affermazioni attuate. Il grosso del lavoro si concentra nel tradurre un’ansia da calma piatta tra ansiogeni violini digitalizzati (Dust) e droni combinati con inquietanti echi da film horror (Preaches, dove si ritrova uno spoken word a là Chino Amobi), ma è quando il producer affonda le mani nel clubbing (pur decostruito) dei suoi live set e ad emergere è un’elettronica paragonabile a Amnesia Scanner (Immersion Into Noise), che il disco regala i suoi momenti migliori. Poi Biberpkof lavora senz’altro con attenzione nel gestire lo spazio e riversando in musica le trame dei suoi concetti, tuttavia, le pause, e probabilmente anche le pretese concettuali poste su di esse, sono troppe, chiedono in sostanza all’ascoltatore un indottrinamento imposto. In questa direzione confluiscono l’uso tanto dei field recording (il pianto di From Infinity To Here, le onde marine di Irreversible. Black Atlantic, le sirene da nave di Technocracy) e un portato trance mutuato da Senni (Transfiguration, o le voci in auto-tune di Globalalia).

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