• Feb
    01
    2012

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Niegazowana

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Valutare il lavoro di Stefano "Edda" Rampoldi in maniera lineare è un'impresa quasi impossibile: con il musicista milanese c'è sempre bisogno di una seconda o di una terza lettura, un po' come con Marco Parente. Per questo, accusare Odio i vivi di essere dispersivo o magari meno coerente rispetto all'esordio Semper Biot – come potrebbe sembrare a una prima impressione -, non avrebbe alcun senso. La poetica dell'ex Ritmo Tribale (e del Walter Somà co-autore dei brani) è materia flessibile, non troppo distante dal concetto di improvvisazione, caratterizzata da un'entropia fragile che la produzione artistica di Taketo Gohara e gli arrangiamenti di Stefano Nanni riescono in qualche maniera a fissare. Emanazione diretta della personalità fuggevole del suo autore, in un fluire di rock, canzone d'autore, elementi contemporanei senza soluzione di continuità. "Il mio lavoro è andare dietro alle emozioni": esattamente quello che accade in un disco in cui testo e melodia non sono il fine, bensì il mezzo con cui perseguire l'idea di una musica legata al momento, naïf, nascosta chissà dove.

Se ai tempi del primo episodio l'obiettivo era ridurre tutto all'osso stabilendo confini e regole di un linguaggio, qui lo scopo è rendere quel linguaggio più libero possibile. Seguendo gli sbalzi d'umore del songwriting o magari valorizzandone l'istinto pop, come accade in un'iniziale Emma ritagliata su un'orchestra d'archi quasi sanremese. Autoharp, percussioni, ottoni, hammond, contrabbasso, flauto, marimba, chitarra elettrica, sega musicale, lamiere di ferro (tra i musicisti coinvolti, il quartetto EdoDea, Alessandro "Asso" Stefana, Achille Succi, Francesco Arcuri, Dario Buccino) garantiscono al materiale un doppio livello: una forma fondamentalmente accessibile dietro cui nascondere una scrittura tutt'altro che convenzionale. A testimonianza i cambi di mood, le melodie articolate e gli inserti free della title track o una Topazio che sembra (nel testo, ma anche nella musica) un fluire di pensieri scoordinati. Il resto è musica altrettanto vibrante, con il raga-noise di Omino Nero, un Gionata Mirai de Il Teatro degli Orrori coautore di Gionata e brani più in linea con il disco precedente (Marika).

Piaccia o meno, Odio i vivi è il disco più rappresentativo di Edda. Un immaginario che gioca al rialzo e guadagna colore, pur rimanendo confinato in un terra di mezzo difficilmente etichettabile. Esattamente come l'artista che l'ha prodotto, perché nel caso di Stefano Rampoldi più che in altri, il risultato corrisponde esattamente alla somma dei fattori.

20 Febbraio 2012
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