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La vita davanti a sé di Edoardo Ponti racconta la storia di Madame Rosa, interpretata da Sophia Loren, un’anziana ebrea ed ex prostituta che per sopravvivere e non cedere alla depressione negli ultimi anni della sua vita ospita nel suo piccolo appartamento dei bambini in difficoltà, abbandonati dai genitori oppure orfani, divenendo, la sua abitazione, un vero e proprio asilo nel cuore della città di Bari. All’inizio riluttante anche a causa dei problemi di cuore e ansia che le erano stati diagnosticati, accetterà poi di prendersi cura di un turbolento e indomito dodicenne di strada di origini senegalesi di nome Momo. I due sono diversi in tutto: età, etnia e religione e per questo motivo la loro relazione sarà molto conflittuale.

L’omonimo romanzo di Romain Gary era stato precedentemente adattato per il cinema da Moshé Mizrahi con una memorabile Simone Signoret nei panni di Madame Rosa. Il film vinse l’Oscar per il miglior film in lingua straniera nel 1978. In La vita davanti a sé, Sophia Loren è mirabile nel restituire le mille sfaccettature di un personaggio solo e dilaniato come quello di Rosa, confermando la sua indiscussa bravura. I suoi sguardi persi e le camminate a vuoto nel palazzo e per le strade della città evocano nello spettatore, pur non ricorrendo all’uso semplicistico dei flashback, le tracce di un passato indelebile e tremendo che ancora la attanagliano, impedendole di fidarsi completamente o “cedere” alle cure e all’affetto degli altri. Lavorando con il co-sceneggiatore Ugo Chiti, Ponti ha apportato poi alcuni cambiamenti significativi in fase di scrittura: l’ambientazione non è più Parigi ma una Bari moderna, creando, in questo modo, un film diametralmente opposto, nei toni e nello stile, all’acclamato adattamento di Mizrahi.

In La vita davanti a sé le correnti sociopolitiche sotterranee del romanzo di partenza restano, anche se l’attenzione di Ponti si sofferma su un impegno emotivo più stereotipato e anche abbastanza prevedibile. Vediamo, infatti, alternarsi episodi strappalacrime ed edificanti accompagnati da una colonna sonora melliflua e monocorde. L’obiettivo primario del film, cioè quello di costruire un racconto di tolleranza ed inclusione in un mondo in cui la maggior parte delle persone fugge dal proprio paese di nascita per cercare aiuto e sicurezza altrove, viene relegato sullo sfondo e mai toccato se non nel giro di qualche breve sequenza. Il romanzo di Gary attraversa una quantità enorme di concetti e spunti di riflessione che riguardano anche la messa in discussione dell’idea di casa e di famiglia, tema tuttora puntuale e cruciale che non viene per l’appunto mai approfondito a favore di una più immediata (vedi semplicistica e banale) immedesimazione con le vicende dei due personaggi principali.

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