Recensioni

7.3

A due anni da Magic Chairs, gli scandinavi Efterklang, rilocati a Berlino, tornano al formato canzone e sorprendono. Dal canonico – e un po’ palloso – formato chamber folk pop filo-radioheadiano, troviamo una band rinnovata sia in termini di scrittura e interpretazione sia nell’utilizzo delle orchestrazioni sinfoniche e dei field recording.

Il nuovo centro di gravità orbita attorno a un classico (e bianco) soul pop la cui pulizia e spazialità va ricondotta all’esperienza di Piramida, un ex insediamento russo situato in un’isola dell’arcipelago di Svalbard (tra la Norvegia e il Polo Nord) visitato dalla band lo scorso anno. Cambiare ambiente dove pensare e incidere un nuovo lavoro ha sempre aiutato gli impasse creativi e così, nella ghost-town nordica, ancora abitata ma in lento degrado, gli Efterklang azzerano la mente, catturano numerosi suoni (oltre 1000 field recording tra cui suoni da container di petrolio, bottiglie ma anche  un piano scoperto nella Concert Hall della città) e soprattutto suggestioni. Al ritorno in studio, a Berlino, anche grazie all’aiuto di Peter Broderick (violino), Earl Harvin (batteria), Nils Frahm (piano), e l’Andromeda Mega Express Orchestra, l’ora trio (il batterista Thomas Husmer ha lasciato proprio prima della partenza per l’isola) produce una tracklist senza cedimenti, un insieme di canzoni che si rivelano compatte ma anche piuttosto varie, figlie dei lussuosi arrangiamenti dei 70s ma anche della “mentalità aperta” di David Sylvian.

Liricamente, e per contrappunto vengono in mente paralleli altrettanto prestigiosi: Neil Hannon / Divine Comedy (Hollow Mountain e Monument), Peter Gabriel (The Ghost, Told To Be Fine) ma un bel po' degli ultimi Talk Talk e Mark Hollis, indirettamente Stuart A. Staples e persino la meteora 80s Black (Apples), eppure niente che risulti facile da appiccicare a questa o quella canzone. Di converso, cura timbrica e ritmica risultano perfettamente integrate in arrangiamenti giocati sui caldi e i freddi: algide ritmiche ambientali (i tappeti synth, le ritmiche “vuote” ottenute dai campionamenti) e fiammelle fiatistiche “a comparsa”, ovvero non più co-pratogniste dell’output sonico (Andromeda Mega Express Orchestra). Piccole parentesi glitch-pop (Between the Walls) o folktroniche (Dreams Today) completano, infine, un gioiello d’album di una band mai così vera.

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