• gen
    01
    2007

Album

Unhip Records

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Una chitarra e un’anima, tutto qui. Coniugazioni e declinazioni folk blues, piuttosto genuine graziaddio, non una parata di virtuosismi tipo lo spot d’un session-man in cerca d’impiego. No. Il bellunese Egle Sommacal, già nei Massimo Volume e al lavoro tra gli altri per Lalli, Moltheni e Starfuckers, sciorina una sincera pastosità, galleggia sul tepore timbrico della sei corde alternando densità e rarefazione, più frugale e meno astratto del John Fahey cui pure è chiaramente devoto. Detto questo, detto più o meno tutto. Ma è il caso – se me lo consentite – di allargare il discorso. A costo di divagare.

Prendi una mattina che trovi il tempo e la voglia di vedere An Inconvenient Truth, il film di Al Gore sul riscaldamento globale. Dopo il quale senti la necessità di una camera di decompressione (chi ha visto il film capirà). Fuori guarda un po’ c’è l’amorevole minaccia di un sole assurdo, ragion per cui non hai scelta: i successivi quaranta minuti sei tu che cammini tra fiume e periferia, nelle cuffie le otto canzoni di questo Legno a stabilire vibrazioni tra dentro e fuori, i pensieri che sbocciano vivi e indolenziti e vanno a finire più o meno dove senti che dovrebbero. Musica che si appoggia benissimo allo stato d’animo in bilico, e viceversa. Non so se mi sono spiegato.

Insomma, sono certo che nessuno si ricorderà di questo disco nelle famigerate classifiche di fine anno. Giusto così, in fondo. Ma nel suo “modo” c’è una ragion d’essere che sarebbe sciocco ignorare “a prescindere”.

1 Gennaio 2007
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