Recensioni

6.7

Non che avessero abbandonato la musica gli Elii: facevano concerti e avevano anche lanciato quel progetto di registrarli e venderli seduta stante, ma per lo più si erano dedicati a tv, radio e spettacoli vari. Ora arriva Studentessi un disco in studio non proprio tutto fresco visto che, oltre a brani nuovi, contiene anche qualche vecchia canzone ripescata e rielaborata per l’occasione.

Ricorrere a materiale preesistente per il primo disco dopo 5 anni poteva sembrare  un segno di creatività in calo, e prometteva male riguardo all’omogeneità dell’opera; ma il ritrovamento del nastro di Single (realizzata nel ’97 dal compianto Feiez per l’omonima trasmissione radio) ne rendeva la pubblicazione dovuta, La lega dell’amore va bene anche adesso, il funky di Gargaroz ha una spigliatezza non certo da scarto riscaldato e i cambiamenti di stile anche bruschi li hanno sempre fatti.

Nessun timore, perciò: all’atto pratico Studentessi è un classico disco del gruppo, tra virtuosismi, siparietti, citazioni, ironia, satira (in Parco Sempione prima di costume contro i bonghisti poi politica contro la Regione Lombardia che ha abbattuto una foresta nonostante una raccolta di firme contro) e ospiti (una notevole Antonella Ruggiero che in Plafone si confronta -finalmente- con la Mina di Brava su un tappeto PFM, Irene Grandi che in Heavy Samba prende in giro Plant, Giorgia nella parzialmente riuscita Ignudi fra i nudisti, Bisio nella già citata Lega).

Quello che manca quasi del tutto, e ringraziamo il cielo, sono le volgarità corporali gratuite, vera nota dolente della loro poetica (in Il congresso delle parti molli timbrano il cartellino, ma è una soltanto e riscattata dall’aerea coda strumentale): qui buttano sulla demenza pura (da quale anfratto della fantasia sarà mai uscito il western di Indiani, su dei cowboys che per farsi perdonare fanno doni ai pellerossa i quali li rifiutano?) e su quei giochi metamusicali che gli vengono particolarmente bene: i quattro movimenti di Suicidio annunciato, tra metal, nomi improbabili ma veri di gruppi del genere e stile Trio Lescano, La risposta dell’architetto dove la mascotte della band dà voce al benpensante rispondendo a tempo di rap a un pezzo di Mondo Marcio, o Tristezza, elogio della malinconia in musica a tempo di swing con citazioni di Rita Pavone e riferimenti bonariamente irriverenti a Tenco.

Non tutte le canzoni diventeranno dei classici (ma qualcuna sì), e l’ispirazione è buona. Solo una domanda: il titolo?

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