Recensioni

7.5

Dopo Thanatos, è la volta di Eros. Qualche anno fa Elisa Giobbi pubblicava con Arcana un saggio che percorreva il filo nero (con riflessi di giallo e rosso sangue) del cosiddetto “club 27”, lo intitolava Rock’n’Roll Noir e andava a segno evitando la prurigine scandalistica grazie a una scrittura asciutta, impegnata a raccontare con efficacia il rock attraverso i suoi protagonisti più tragici, recuperandone la dimensione umana nella leggenda e viceversa. Alcuni di quei funerei protagonisti li ritroviamo inevitabilmente anche in questo Love (& Music) Stories, ad esempio Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison e Kurt Cobain, ma stavolta cambia il punto di vista, l’angolazione.

Dopo la pulsione di morte, l’insostenibile gravità dell’amore: nei suoi aspetti romantici, ossessivi, carnali. Dal sesso alla devozione passando per i vari gradi della passione, l’amore si rivela in grado di rappresentare una controstoria intrigante di vicende musicali formidabili e spesso controverse. Vedi il meraviglioso intreccio di infatuazione e destino nella relazione tra Johnny Cash e June Carter, o la progressiva nevrotizzazione di un Elvis mentre ascende al trono di King Of Rock’n’Roll, per non dire dell’implosione rovinosa di Sid e Nancy o della problematicità ricercata di John Lennon e Yoko Ono: storie che, mentre tratteggiano i ritratti di personaggi cruciali delle vicende rock, raccontano la loro epoca attraverso un carotaggio di illusioni, disincanto, utopie, ambizione, fallimenti, illuminazioni.

Giobbi è abile a mantenersi un passo indietro rispetto alla facile speculazione, il suo sguardo è empatico ma asciutto, mantiene i giudizi nel cassetto e lascia che a parlare siano le cronache, le testimonianze, gli intrecci di eventi. Anche perché è forse l’unico modo per riferire le vicissitudini crudeli di una Tina Turner col perfido Ike, l’ineffabile attitudine per le adolescenti di Jerry Lee Lewis, la spirale autodistruttiva di Amy Winehouse o l’insondabile ambiguità di Michael Jackson. Va aggiunto che non di solo rock si parla, anzi: forse le pagine più ispirate sono proprio quelle dedicate a jazzisti come Thelonious Monk, Miles Davis e Michel Petrucciani. Le relazioni tra Monk e Pannonica e tra Davis e Juliette Greco soprattutto emergono per la loro natura insolita, sentimenti inafferrabili e tenaci spalmati sulla Storia come traiettorie anticonvenzionali e perciò emblematiche, ferite ancora aperte che in qualche modo sostanziano un repertorio formidabile.

Ecco, qui sta l’utilità di un libro così, la necessità di libri come questo: nel modo in cui tramandano e mantengono vivo un patrimonio di vicende, contesti, vite insomma che hanno rappresentato il terreno di coltura di musiche che oggi fanno parte di un catalogo mai tanto accessibile, ma di cui rischiamo di ignorare tutta la vita che hanno dentro, tutta la Storia da cui sono sbocciate. Il loro significato profondo, pieno di sfaccettature e risvolti, è tanto radicato nella loro epoca da mantenere un senso forte ancora oggi: se questa affermazione vi sembra un paradosso, avete bisogno di leggere questo libro.

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