Recensioni

Sembra proprio che Ellen Allien stia godendo di nuova linfa produttiva, almeno per quanto riguarda la distanza tra una pubblicazione e l’altra. Avevamo dovuto attendere ben sette anni per Nost, e ora ne bastano appena (?) due per riascoltare l’artista tedesca alle prese con una prova sulla lunga distanza. Tagliamo a corto: Alientronic, composto nel giro di qualche settimana in una Berlino gelata – e accompagnato da una scontata press release che parla di fenomeni del terzo tipo, allucinazioni e visioni – affonda nello stesso oblio malinconico in cui sguazzava il predecessore, che rimembrava gli assetati dancefloor della minimal techno che fu.
Anche oggi, sempre di malinconia si tratta, seppur nell’ottica di quel futuro perduto immaginato e raccontato dagli eroi di Detroit. Scafata label manager dell’ormai storica BPitch Control ma anche ai comandi di una neonata etichetta, UFO Inc. (e tornano di nuovo gli alieni), la Allien per mestiere e diletto ha da sempre una sguardo ben focalizzato su ciò che nel frattempo le accade attorno; tutt’altro che decisa a passare lo scettro, si ributta nella mischia puntando l’arco lì, in quella crepa che lega il futurismo techno alla rinnovata fascinazione per lo sci-fi degli anni ’80 e ’90 (Empathy). Come per il suo predecessore, la Nostra torna quindi a produrre quel tipo di tracce che le piacerebbe suonare nei numerosi set in giro per il mondo, possibilmente senza le odiose macchine del fumo. Dunque immancabile e robusta cassa in 4 berlinese (Love Distortion) per non far storcere il naso ai numerosi aficionados con nero outfit d’ordinanza, ma anche qualche gancio stuzzicante con due dei generi che più hanno dato lustro all’elettronica legata all’hardware, ovvero acid (con il basso andante di Bowie in Harmony, bel titolo) ed electro (Stimulation), ma soprattutto quelle soluzioni svagate e atmosferiche che manipolano con gusto una calligrafia che ormai conosciamo alla perfezione.
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