• Apr
    01
    2006

Album

BPitch Control

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Fruttuoso l’incontro tra i berlinesi compagni di etichetta Ellen Allien e Apparat, l’una – il capo – punta di diamante del dancefloor e l’altro – il producer della famiglia BPitch Control – campioncino dell’IDM degli ultimi anni.

La vena techno di lei e la metronomia cameristica di lui, l’inquietudine urbana sottopelle versus la romanticheria glitch, il Warp sound che si reinventa attraverso la Techno Berlin e viceversa, il dancefloor che prende respiro nella chill out per poi tornare dinoccolato sotto gli strobo fino a mattina. Da Berlino a Ibiza passando per Düsseldorf, sono due gli aspetti predominanti in Orchestra Of Bubbles, anzi tre: il ballabile, l’ambient e l’intrattenimento pop.

Su quest’ultimo i due si cimentano al canto in veri brani synth-pop per i 2000, quelli smaltati Ottanta per intenderci: in Way Out e Bubbles si può ascoltare Ellen cantare, sinuosa e eterea, a mo’ di musa à la Röyksopp in solido arrangiamento Warp ’90, in Leave Me Alone troviamo Mr. Ring, complemento al maschile, in una umbratile dream pop song per “archi spezzati” (è sua la canzone di gran lunga più interessante).

Soprattutto, questo lavoro a quattro mani è un album strumentale, che sul versante più dance mostra gli episodi migliori, come la discreta Turbo Dreams, omaggio un po’ scontato (ma pulito, onesto) all’AFX analog-bubblebath (del quale è in atto un revival nel settore), e in particolare i sei minuti in cassa dritta di Jet, con quegli splendidi synth siderali/angolari e quelle irresistibili bollicine di tamburelli (che par di stare allo Space di Ibiza). Più standard è, invece, Floating Points, mentre interessante risulta il divertissement Do Not Break (sempre nella vena giocosa e analogica di Richard D. James) per breakbeat, synth Ottanta e campionamenti di voci volutamente amatoriali. Nella parte electro da ascolto spiccano poi i balletti robotici di Retina e Metric a firma Apparat (buono il sampeling d’archi su entrambe), l’incubo cibernetico di Under – un po’ come dire gli Autechre in discoteca – e Edison, un brano ambient glitch che non sfigurerebbe nel rooster della Raster Norton.

Vario e stimolante questo Orchestra Of Bubbles: mai semplicemente dance, ma, attenzione, neanche intellettuale come lo vorrebbero certi aficionado IDM. Ellen Allien e Apparat non avranno il genio di Richard D. James dalla loro parte, ma sono la dimostrazione che l’impegno e lo studio dei linguaggi della dance e dell’elettronica dei Novanta possono portare a risultati freschi e intelligenti anche nei Duemila. Se poi c’è pure la poesia delle bolle di sapone di Jet o una hit come Leave Me Alone, allora il voto sale a sette.

13 Gennaio 2006
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