Recensioni

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Dopo che se n’è andato tragicamente quattro anni fa ogni nuova uscita di Elliott Smith suscita emozioni contrastanti. C’è senz’altro il rimpianto di aver perso un musicista così talentuoso troppo presto, ma anche il sollievo di poter riascoltare la sua voce, sentire le sue canzoni, fosse pure postume o in versioni più o meno alternative come in questo caso. Perché, al di là di qualunque operazione-nostalgia, resta la qualità palpabile del songwriting, di quella voce che arrivava da dentro un corpo che sembrava sempre altrove.

Questi due CD raccolgono materiale registrato a cavallo degli anni ‘90 e che era già circolato in rete fra i fan più accaniti grazie a un bootleg – Basement II -, anche se gli archivi a cui sta ancora mettendo mano Larry Crane potrebbero regalare qualche sorpresa in futuro. Queste canzoni pertanto possono considerarsi inedite ma non del tutto, e appartengono al periodo di transizione di Smith da folk-singer in punta di penna alle prime ambizioni pop che sfoceranno compiutamente quando si accaserà alla DreamWorks e che erano già affiorate in Either/Or. Variazioni minime, b-sides, outtakes che non dicono più di quanto già espresso dal cantautore americano negli album in studio, ma che appunto ci aprono uno spiraglio verso il suo mondo, anche attraverso piccoli dettagli come i respiri della presa diretta, delle dita che scorrono precise sulle corde.

Fra le curiosità possiamo annoverare una cover di Thirteen dei Big Star, una paio di rifacimenti di pezzi degli Heatmiser (precedente gruppo di Smith) e una prima versione di Miss Misery. Ma la ricostruzione filologica è stata già fatta a monte da Larry Crane, a noi non resta altro che perderci nelle melodie e nei sussurri di New Disaster, Angel In The Snow, Going Nowhere o Seen How Things Are Hard. Elliott Smith è stato uno dei più grandi per come ha saputo rielaborare in versione pop la lezione di Nick Drake, tenendosi a distanza non solo dalle urla disperate di Kurt Cobain ma soprattutto da tanti crooner emuli di Will Oldham che solo raramente hanno raggiunto questi risultati.

Quando un disco di questo tipo suona meglio di tanti altri, inediti, che ci vengono propinati ogni settimana, vuol dire semplicemente che prima viene la musica e solo dopo la leggenda.

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