• Apr
    28
    2014

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Cooking Vinyl UK

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Figli di un dio brit-pop minore. Per anni gli Embrace sono stati considerati epigoni smorzati di gente ben più blasonata – leggi Oasis, The Verve e Coldplay su tutti. E infatti proprio al santo Chris Martin i fratelli McNamara si sono in passato votati proprio per cercare di massimizzare i benefici dati dalle loro tipiche ballatone strappalacrime si, ma con i muscoli. Niente. Il risultato è stato un silenzio di ben otto anni al termine del quale la band di Leeds torna con un disco, il sesto in carriera e omonimo, che la vede decisamente rinnovata tanto nelle sonorità quanto nell’approccio all’arrangiamento e alla vocalità. Nonostante la scrittura dei brani resti fortemente ancorata al passato, a cambiare è proprio l’impalcatura sonica dell’intera produzione: tastiere ed elettronica si mischiano ora alle chitarre elettriche, mentre una solidissima sezione ritmica picchia duro e costante durante gran parte dei pezzi.

Le novità non sono finite, perché con questo nuovo album fa il suo ingresso alla voce principale di alcuni brani il fratello dello storico frontman Danny McNamara, vale a dire il chitarrista Richard; a differenza della riconoscibilissima voce nasale del primo irrompe qui il timbro cristallino, limpido, del secondo, su un registro discretamente alto. Fa sensazione che il primo singolo estratto sia proprio Refugees, un pezzo cantato con tanto di vocoder da Richard e inframmezzato dalla voce di Danny solo nel finale, dove è da notare la spudorata virata verso i Coldplay di Viva La Vida. A volte le due voci si sovrappongono di un’ottava e l’effetto è decisamente efficace, data anche la natura super dance e power pop di alcuni pezzi; è il caso del secondo singolo estratto, Follow You Home, dove un’energica cassa a terra scandisce il tempo di un ritornello killer fatto di cori subito riconoscibili.

Cosa resta dei vecchi Embrace? Ballate come At Once di ashcroftiana memoria e una I Run dove la voce grave di McNamara regala il ricordo delle loro prime produzioni avvicinandoli al contempo ad attuali giganti come gli Snow Patrol di Gary Lightbody (che oggi sembra essere il principale riferimento). Pop da stadio, epico, corale, muscoloso e tendente a una dimensione dance rock (fantastico il brano Quarters, tra Snow Patrol, Infadels e The Servant); resta il gusto per la melodia che è da sempre una caratteristica fondante degli Embrace. Otto anni sono serviti per riposizionarsi bene su un mercato rock che oggi propone grosse e antemiche produzioni fatte di melodie di forte impatto emotivo e sonoro: apprezzabile la voglia di rinnovarsi, anche se a conti e ascolti fatti si potrebbe tranquillamente dire che i Nostri hanno estremizzato il discorso che avevano iniziato con il precedente This New Day. Ci volevano otto anni per farlo?

22 Giugno 2014
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