Recensioni

Il problema con gli Emeralds è sempre lo stesso: come prenderli. Come una appendice stramba e weirder del nuovo noise americano o come un malato esempio di rielaborazione di ipotetiche trasversali kosmische/new age? Quale che sia la risposta a questo lecito dubbio di posizionamento e/o prospettiva, resta la certezza che le definizioni potrebbero andare bene entrambe così come nessuna delle due. Gli Emeralds sono una band coi controcoglioni e lo dimostrano ad ogni uscita, ufficiale o meno che sia.
Nello specifico, Does It Look Like I’m Here? rappresenta per forza di cose un passo avanti per il trio. L’etichetta, innanzitutto, è la prestigiosa Editions Mego, segno che Mark McGuire, John Elliott e Steve Hauschildt (chitarre e chincaglieria analogica varia) sono ormai ufficialmente emersi dalla melma post-noise dell’underground americano. La musica poi viene di conseguenza: appare più screziata, meno incline agli stordimenti noise dei primi passi, sempre dilatabile verso lande kosmische sinthetiche e tappetini di suoni new age, seppur corposi e sfatti, con una certa predilezione per quest’ultima deriva. A stupire però è il procedere eccentrico dei tre di Cleveland. Eccentrico nella macrostruttura dell’album tanto quanto nelle microstrutture di ogni singolo pezzo, capaci, cioè, di partire da un centro e svilupparsi centrifugamente verso ogni reale direzione possibile.
Se ne parlerà a lungo e a lungo si discuterà sull’effettivo valore di questo album, così come della svolta “educata” degli Emeralds. I giudizi saranno discordi ma non ci si potrà esimere da una grossa verità: nel revival dell’analogico, questo è uno dei gruppi più importanti di questo scorcio di terzo millennio.
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