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Sei brani come sei meditazioni modulari attraverso una coscienza che si illumina, ingigantendosi fino all’esplosione: un luogo, una poesia, un’ode all’esistenza in questo cono di tempo nel nostro universo. Ecco cos’è soprattutto Hill, Flower, Fog di Emily A. Sprague: un disco e un viaggio che canalizza il qui e ora facilitando una connessione salvifica dal quotidiano al cosmo. Ed è un lavoro dal respiro fortemente sociale, visto che una parte dei proventi andrà a beneficio del Lion’s Tooth Project, un progetto comunitario che ispira giovani LGBTQIA +, immigrati, neri, indigeni e POC in tutte le loro identità intersecanti, ad avere più libertà d’azione sul proprio benessere.
A un anno di distanza dal doppio album Water Memory / Mount Vision, la poliedrica artista americana, sound designer ed esperta di sintesi modulare, torna con Hill, Flower, Fog, originariamente pubblicato durante il primo Bandcamp Friday a marzo 2020. Il disco è stato pensato come una riflessione in sei parti sulla sensazione e la percezione; è una raccolta di dolci paesaggi onirici che ricordano l’utopia botanica dell’immenso Mort Garson e i circuiti cristallini di Suzanne Ciani.
Sin dal primo ascolto è chiaro come questo disco racchiuda le qualità apparentemente opposte di gentilezza e immediatezza, tranquillità e tristezza. Riflettendo la fluidità della natura attraverso il suono, Emily A. Sprague ci invita a perderci nel movimento dell’esperienza momentanea, a trovare la trascendenza non in uno stato di coscienza superiore ma nel flusso quotidiano del mondo naturale, come gli elementi del titolo suggeriscono esplicitamente. Accompagnato da un libro fotografico che documenta «momenti di pausa, pace e comunione trascorsi a casa», questo nuovo album trova nell’apparente trivialità della sfera domestica ispirazione per un’ambient crepuscolare tanto improntata alla meditazione quanto all’estasi.
In un comunicato stampa, la Sprague ha inoltre dichiarato che «Hill, Flower, Fog è un luogo e una poesia…una lettera personale e una visione per me stessa, che delinea le priorità che aspiro a incorporare durante il mio tempo sulla Terra: famiglia, sostenibilità, pazienza e crescita», chiarendo così gli intenti della sua ricerca musicale e antropologica. Con questo lavoro, la musicista continua ad intraprendere la sua avventura solitaria attraverso il mondo della sintesi. Rispetto ai primi dischi è evidente un cambiamento di energia, che imita il suo cambiamento nell’ambiente, che l’ha vista spostarsi dalle montagne Catskills alle strade trafficate di Los Angeles fino all’armonioso calore della California. Il suo progetto solista rappresenta una forma di espressione più interna e diretta, dopo aver esplorato sonorità organiche e terrose.
Quando i synth sembrano farsi spaziali, ecco che la melodia accelera vorticosamente per poi inciampare su se stessa con contrastante urgenza. E stabilizzandosi ancora una volta, i brani del disco c0nducono delicatamente fuori da un torpore mattutino. Il risveglio dei sensi (cosmici), il risveglio dei synth (umanissimi).
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