Recensioni

5

Eccolo Relapse 2. Con il titolo cambiato in corso d'opera a segnare uno stacco netto dalla cupezza musicale e lirica del primo capitolo, a segnare una possibile riabilitazione dell'uomo Marshall Mathers e dell'artista Eminem. Dell'uomo non possiamo dire, ma l'artista sicuramente bene non sta. Anticipato da un singolo di rara bruttezza, Not Afraid (sintetizzabile con "poveri tredicenni del 2010"), il settimo album dell'ex ragazzo cattivo d'America scende giù in picchiata come non mai.

Se una manciata di numeri si salva, perché comunque costruiti con cognizione di causa (le strofe di Cold Wind Blows, la plumbea On Fire, una Won't Back Down hardblues con la voce di Pink, l'enfatica Going Through Changes, il cabarettistico shuffle della ghost track), il grosso della scaletta è semplicemente pessimo. C'è meno elettronica HH commerciale, molto più appeal pop (parla da solo il feat di Rihanna nella ballatona trasparente Love the Way You Lie; l'Eminem che lanciava in aria la bambola gonfiabile della Aguilera si rivolta nella tomba) e i toni sono molto meno cupi. Ma la sostanza non cambia: il focus resta fisso su quel crossover degenere a base di schitarrate, pianoforti e archi in crescendo epici e zuccherosi, rappato ragga con tanto di autotune. Eminem ci pare definitivamente involuto.

Con il senno di poi, la recensione la si sarebbe potuta scrivere a tavolino, semplicemente sapendo che il pezzo con quella iattura di Lil Wayne campiona nientemeno che il classico dance90 What Is Love di Haddaway. Segnatevela tra le perle trash del 2010.

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