Recensioni

6.1

Il dissolvimento dei Delgados, datato ormai 2005, ha lasciato un bel po’ di fans nello sconforto. Non sono fra loro ma li posso comprendere, proprio come apprezzo e rispetto l’opera della band scozzese. In ogni caso, Emma Pollock ci ha provato già nel 2007 a consolare la platea con un esordio solista – Watch The Fireworks, per i tipi della 4AD – che sorprese più che altro per la marcata vena pop. Oggi, rientrata all’ovile Chemical Underground, sforna un sophomore col quale intende mettere sul piatto la propria versatilità, l’ampiezza della calligrafia, insomma ritagliarsi un posto non di secondo piano nel panorama pop-rock.

Prodotto dal marito ed ex-Delgados Paul Savage, questo The Law Of Large Numbers si muove quindi con una certa disinvoltura tra accomodanti turgori indie (Hugh The Harbour), delicatezze cameristiche (la palpitante House On The Hill), arguzie sintetiche (Confessions), recuperi swing (Nine Lives) e sottigliezze avant-pop (The Loop), lasciando ipotizzare il centro estetico ed emotivo da qualche parte tra Nina Persson, Aimee Mann e – in misura marginale – Tori Amos. Il ventaglio alla fine suona oltremodo vario, le frecce scoccano verso troppi bersagli, ragion per cui – nonostante l’ispirazione si mantenga su un sufficiente livello di brillantezza e malgrado la cura degli arrangiamenti – è un disco che non riesce ad inventarsi la profondità.

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