• Dic
    13
    2012

Album

Neverlab Avant

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E’ ambient compita, quella di Ruggeri e Cassarà. Una musica dallo sviluppo millimetrico che sgocciola lentamente, pennellando field recordings, droning minimale, cupezze oniriche distribuite su spazi ampissimi. Dimensione visiva e uditiva si toccano, in un fluire sinestesico che molto ha a che vedere con i quadri che lo stesso Cassarà dipinge: paesaggi inconsistenti, vagheggiamenti fumosi di colore, immagini slavate di ricordi che sembrano sostanza del subconscio. L’altra metà della formazione è costituita da Enrico Ruggeri (non QUEL Ruggeri), ex Hogwash chiamato a maneggiare i contributi concreti mentre il suo alter ego si occupa di colori, synth e pianoforte. Un binomio esplicitato in dieci brani che sembrano parti di un unicum inscindibile e omogeneo.

Torna in mente Mamuthones, anche se qui le inquietudini suggerite dalla musica sono meno nervose e maggiormente tarate su profondità avvolgenti e senza facili punti di riferimento. Quel che accade, ad esempio, in una Kobold che è vibrare tellurico tra i cunicoli della terra, nel drone atomizzato e disperso di Eisen o col ronzio persistente e statico di Krvavi Obred. Con tanto di riferimento obbligato all’universo nordico e suggestivo dei Sigur Rós, richiamato da un titolo in islandese che tradotto significa “il tempio delle pietre cadute”.

Il disco è affascinante è farà da colonna sonora al film sui paesi fantasma, gli edifici abbandonati e l’archeologia industriale sarda che quelli di Sardegna Abbandonata – via crowdfunding – stanno progettando di girare (per tutti i dettagli, qui). Destinazione migliore per materiale tanto evocativo non si sarebbe potuta trovare.

25 Gennaio 2013
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