Recensioni

Fare punk-pop nel 2012 non è più di moda: i big degli anni '90 (Green Day, The Offspring, Blink-182) sopravvivono come possono a testa bassa, tutta la fase fake-emo (Fallout Boy, Panic At The Disco e compagnia) è fortunatamente terminata e il buon Wavves non può certo fare miracoli.
Non lasciatevi ingannare dal nome da metalcore band, i londinesi Evans The Death a modo loro provano a rinvigorire il punk-pop con l'omonimo album di debutto uscito su Fortuna Pop e Goodfellas. Lo fanno partendo dalle attitudini scanzonate della scena fuzz (Wavves appunto, ma anche le Dum Dum|Vivian Girls del caso), aggiungendoci una mainore, ma non assente, propensione per il lo-fi e la vocalità – ancora un po' anonima – di Kate Whitaker, capace di passare dai toni più bassi a quelli più alti con estrema facilità.
Meno sguaiata e grrl-stereotipata – ed è un bene – rispetto a Helen King dei Shrag, Kate a volte sembra piuttosto fare il verso alle alt-diva di tre decenni fa (Debbie Harry e Chrissie Hynde), mentre la scrittura, affidata in gran parte a Dan Moss – nella band suona anche il fratello Olly – non brilla di certo per originalità o per intuizioni degne di nota (non ci facciamo certo impressionare da frequenti cambi di ritmo). Dopotutto si tratta di diretto e semplice power-pop plasmato da velleità indie.
Forse scontato notare come la band esca meglio quando abbandona le sonorità da high school's garage (Bo Diddley, I'm So Unclean) e abbraccia il pop rock midtempo di più ampie vedute (Morning Voice, Letter of Complaint). Non male Catch Your Cold, dove nonostante la solita batteria didattica, a livello chitarristico viene fatto un bel riassunto dei tardi eighties inglesi (Smiths, C86, ma anche shoegaze).
Trenta minuti di musica innocua, leggera e probabilmente trascurabile. Ancora troppo poco per scommettere su un progetto che per il momento non convince.
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