• Giu
    22
    2015

Album

Sony Music Entertainment

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Fin dall’esordio, avvenuto ormai cinque anni fa con Man Alive, gli Everything Everything hanno offerto all’audience una sorta di contratto di adattamento unilaterale, le cui clausole scritte a caratteri cubitali dicono chiaramente che non è interesse della band motivare le sue scelte – musicali, ma anche concettuali – né tradurre il linguaggio costruito lavoro dopo lavoro. Lo stile poliedrico e talvolta esageratamente barocco del quartetto di Manchester si deve imparare a masticarlo oppure lo si accetta così com’è, quasi fosse una fede. O, terza opzione, lo si ripudia nella sua totalità.

Get To Heaven è la prova che il progetto di Jonathan Higgs può riuscire ad approcciarsi in modo più terra terra all’ascoltatore, sfornando pure un singolo di robusta costituzione pop come Distant Past, figlio dell’incontro tra il revival della dance anni Novanta – c’è forse lo zampino del produttore Stuart Price (Kylie Minogue, Pet Shop Boys) – e la vena neo-psichedelica caratterizzante, tra le altre, la musica dei Django Django.

Il terzo disco degli Everything Everything risente parecchio del clima di tensione scaturito dalle notizie che circolano attraverso il globo terrestre, e di fatto l’attualità è il tema centrale attorno cui ruota ogni cosa: dalle ragazze che sposano la causa dell’Isis in Regret, al carisma di Nigel Farage, leader dell’UKIP, di cui si parla in The Wheel (Is Turning Now). Tutto questo, tuttavia, non corrisponde a un senso di più profonda umanità rispetto ai lavori precedenti. Se Arc è stata l’apoteosi dell’empatia e della visceralità, Get To Heaven pare essere un album prettamente tecnico e che prende le distanze dai sentimentalismi.

La giustapposizione di generi diversi continua la sua ascesa, specialmente nella title-track, dove su un tappeto ritmico afro camminano spediti riff di chitarra art rock e una marimba sintetica, mentre Higgs va giù duro di falsetto; parallelamente persiste l’esigenza della band di far notare quanto ci sappia fare e quanto siano brillanti le idee che partorisce, forse in una maniera un po’ spocchiosa. Gli Everything Everything sono coscienti delle proprie capacità e non temono ripercussioni: l’unanimità nei confronti delle scelte artistiche che compiono è qualcosa che non esiste nel loro vocabolario. Il 2015 è l’anno in cui i Nostri hanno deciso di guardare la realtà dei fatti dritta negli occhi, affrontandola di petto anziché esorcizzandola.

28 Giugno 2015
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