• Nov
    01
    2010

Album

Geffen

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Dicevano gli antichi:"in medio stat virtus", indicando con questa locuzione che per ricercare la verità è sempre bene diffidare degli eccessi, sia positivi che negativi. Si tratta di una adagio che si adatta perfettamente all'accoglienza dell'album di debutto degli Everything Everything, arrivati su major dopo tre anni in cui si sono fatti notare grazie a singoli e release minori varie. Alcuni lo hanno reputato una schifezza senza mezzi termini, altri (anche in Italia) lo hanno incensato come il pop del futuro. Ecco, la verità probabilmente sta nel mezzo.

La band di Manchester è la creatura di Jonathan Higgs che nella sua cameretta ha giocato con tutti gli strumenti, computer e amenità varie che hanno reso famosi nel mondo gli slacker di ogni latitudine. Evidentemente la fantasia di Higgs è più vicina alla bulimia che alla sana fame di conoscenza musicale, così ogni brano di Man Alive è un tale miscuglio di generi e suoni da lasciare esterrefatti. Ogni brano comincia in un modo, ma è difficile capire dove andrà a parare, un po' come se gli Of Montreal avessero messo un turbo indie-disco travestendosi da Bee Gees. Ma le influenze sono ancora molte e ricordano la magniloquenza, anche se non centra quasi nulla sul fronte musicale, dell'ultimo Sufjan Stevens.

Se solo Jonathan HIggs capisse quando è il momento di fermarsi, di chiudere i brani senza esagerare, avremmo di fronte un album di pop ultramoderno e futurista con un graffio che i Futureheads si sognerebbero la notte. Per il momento Man Alive rimane una buona prospettiva per il futuro, ma non è detto che Jonathan Higgs riesca a guarire dalla sua bulimia.

6 Dicembre 2010
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