Recensioni

Drew Lustman è un camaleonte che ha fatto della mancanza di certezze una cifra stilistica. Ogni release appare sempre all’orizzonte con ben poche informazioni e l’annuncio dell’ennisima evoluzione sonora. A questo si aggiunge una studiata produzione di EP che sicuramente ha tra i suoi fini quello di confondere ulteriormente le acque. È il caso di un Hardcourage EP che, nonostante l’identico titolo dell’album, presenta due tracce assenti nell’LP. Ascoltando sia Our House Stab e Straight & Arrow, unica traccia rilasciata prima dell’uscita dell’album vero e proprio, la tentazione sarebbe quella di pensare le nuove produzioni di Falty DL sulla falsa riga del ritorno della garage house, tra Inner City e Fax Yourself, che da due anni ormai domina la club scene e si è incarnata per ultima in artisti come Waifs & Strays e Bicep. Niente di più errato: Hardcourage rompe anche con queste aspettative.
Sin dalla traccia introduttiva, Drew decide di annunciare profeticamente Stay I’m Changed, aprendo l’album con un crescendo cinematico. La batteria, rispetto al precedente You Stand Uncertain si presenta più piena, rotonda, ispirata più dal dancefloor in quarti che dalla jungle. I ritmi sono semplici e sparsi, non vi è traccia della sua magistrale Hip Love, il mood è quello della destrutturata house da salotto, fatta di spazi e di vuoti, di artisti come Wolf + Lamb e Mock & Toof. È con Uncea e poi Bells che questi segnali rivelano pienamente la vera innovazione di questo album. Le due tracce si presentano come gemme eteree guidate da bassi pulsanti, circondati da pad, xilofoni e sassofoni che lentamente si diffondono nello spazio sonoro. In questo album il riferimento per Drew non è più né l’UK Garage né la prospettata Deep House ma la Progressive House di figure come il Sasha di Airdrawndagger e Digweed. È una ripresa dell’altro lato, quello dimenticato, della musica UK di fine anni ’90 che, come molti progetti revival, mostra come molti dei difetti del genere fossero dovuti al loro eccesso di codificazione piuttosto che ad una qualche tara interna.
Il resto dell’album sfortunamente non riesce ad essere altrettanto sostanzioso. Tracce come For Karme eKorben Dallas suonano come un passo indietro verso territori più sicuri, riproponendo forme già ampiamente visitate in questi anni. Rispettivamente i riferimenti sono da una parte l’esplorazioni tra dubstep, hip hop e IDM diStarkey e dall’altra la bassmusic, ormai diventata marchio di fabbrica della Ninja Tune, sulle orme di Slugabed. Questo passo indietro è il prezzo che Drew deve pagare per il suo trasformismo. Non riuscendo mai a costruire su se stesso, incapace di proporre una tendenza perché lui stesso privo di convinzione, l’album finisce per essere svuotato di un vero messaggio. Le esplorazioni, per quanto ardite e ricercate, risultano solo un gimmick, giocato per fare scalpore, piuttosto che per proporre un progetto significativo.
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