Recensioni

Dopo il Jonathan Wilson dello scorso anno, torna a far capolino nella scena alt.country/folk americana la subculture del Laurel Canyon. L'ex Fleet Foxes Josh Tillman che si getta nella nuova avventura Father John Misty, nel canyon ci è anche andato a vivere e con Wilson ha un'amicizia, non solo musicale, che li lega da tempo. Fear Fun, titolo più ossimorico degli ultimi anni, è il frutto di un periodo di difficoltà coinciso con la scrittura di un romanzo. A detta dello stesso Tillman, la depressione che lo ha portato all'uso della scrittura come psicanalisi è qui distillata in una musica tanto debitrice verso gli intrecci vocali dei Fleet Foxes quanto nei confronti degli anni Sessanta e Settanta del cantautorato country americano (Waylon Jennings, Harry Nilsson) e delle sperimentazioni di Arthur Russell, dei Led Zeppelin e del George Harrison di All Things Must Pass.
Quello che non dice la nota stampa è che non si tratta affatto di un disco depresso, quanto piuttosto solare, colorato da afflati quasi soul che impreziosiscono la scrittura, già di per sè su buonissimi livelli. La voce di Josh Tillman appare espressiva e duttile fin dall'iniziale Funtime In Babylon, il ritmo si alza con I'm Writing A Novel che col suo piano sfrenato è uno degli episodi più movimentati. Su tutto aleggia quella particolare atmosfera crepuscolare che caratterizza il Laurel Canyon (si ascoltino Only Son Of The Ladiesman o O I Long To Feel Your Arms Around Me), il rock americano (Hollywood Forever Cemetery Sings) e una psichedelia soffusa (Nancy From Now On, Misty Nightmares 1 & 2) che rimescola in maniera personale il canone classico.
Sarebbe da dire ancora dei giochi di parole nei testi, dei riferimenti letterari, perché Fear Fun è album da leggere su più livelli, lontano dai facili riferimenti tipici del genere e, soprattutto, dotato di una scrittura solida per una voce espressiva e sicura. Due cose che difficilmente passano inosservate.
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