Recensioni

Che si creda alla storia della rivelazione mistico–allucinatoria narrata tra le note del booklet o si renda semplicemente merito alla creatività straripante del combo trevigiano, una cosa la si può comunque sottolineare: quello che abbiamo tra le mani corre seriamente il rischio di diventare uno dei migliori dischi italiani dell’anno.
Con Six Musicians Getting Unknown i Father Murphy confezionano un lavoro maturo e omogeneo, capace di ordinare le prove tecniche di trasmissione dell’esordio discografico in tredici tracce effervescenti, impastate da una personalissima verve lisergica. Un tributo all’irriverenza ed alla giocosità bambinesca che mostra tra le righe l’imprinting dei padri fondatori del genere, oltre a miriadi di riferimenti differenti. Citare il Syd Barrett dei due episodi solisti, impegnato nell’ombra a tirare le fila di un lavoro dagli arrangiamenti generalmente acustici, ci pare inevitabile, come del resto rilevare le dissonanze dei Nirvana, le lentezze marziali dello slowcore, l’indie americano. Un coacervo di stili che i Father Murphy eleggono a proprio marchio di fabbrica, tanto brillante nel suo essere uno e nessuno da lasciare a bocca aperta, così immediato e sanguigno da venire erroneamente scambiato per palese ingenuità grammaticale. Un errore, lasciatecelo dire, imperdonabile.
Per averne testimonianza si presti attenzione al deragliante incedere di Tell You A Secret – il cappellaio matto non è mai stato così vicino – o agli umori quasi grunge di Seeds, al pop zoppicante dell’irresistibile It’s Raining Smiling Tunas, Dear C. Lee o alle deformazioni psichiche di Brain. Six Musicians Getting Unknown è folk (Millhouse e Indie labels), psichedelia scanzonata (Heart Beat), musica lucente come il cofano di una vecchia Plymouth e scapestrata alla maniera dei disegni di un bambino, strafottente come l’effige dei Rolling Stones e dannatamente piacevole. Ma soprattutto, al pari dell’ultimo Jennifer Gentle, un disco artigianale e appiccicoso, di quelli fascinosi dell’età del vinile che, a dispetto del trascorrere del tempo, non si smetterebbe mai di riscoprire.
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