Recensioni

6.4

Nell’ideale trilogia di “musica da cameretta” dell’ex Offlaga Disco Pax, Daniele Carretti, tutto si chiude con un disco che contiene 8 tracce, si intitola Tregua ed esce a distanza di 3 anni dal precedente Paura e di 4 anni dal primo capitolo, che era Abbandono.

Partiamo dal titolo di questo nuovo disco, che suona confortante: sarà che come dice lui stesso, rappresenta «il momento della calma, dell’equilibrio, del ritrovato respiro». Già fin dal primo capitolo, nel 2013, la sensazione era quella di qualcuno che stesse parlando di sé e che volesse raccontare qualcosa di nero, guardandosi le scarpe con una chitarra in mano e qualche effetto, senza mai spostarsi dal territorio dell’emo e dello shoegaze. Se dopo l’abbandono e la paura arriva la tregua, il sospiro di sollievo viene spontaneo. Anche per noi che ascoltiamo. «Ci siamo presentati come persone normali», diceva Mark Gardener dei Ride, e direi che lo spirito dei dischi di Felpa si può riassumere con questa frase. Il concept è chiaro: il progetto di Carretti ha un peso specifico volutamente simbolico e tutto esistenziale, nel senso di prendere le proprie esperienze personali e i propri stati d’animo e tradurli nel genere musicale che ti piace di più e che di solito è quello in cui ti sei rispecchiato meglio nell’adolescenza per questioni di corrispondenza emotiva. Per questo i tre capitoli Abbandono / Paura / Tregua andrebbero presi tutti assieme e ascoltati in linea ascendente e/o discendente per capire che la trama è quella, sia dal punto di vista musicale che per i temi così cari a Felpa, in particolare l’amore e la solitudine – sempre a questi temi torna, anche quando sceglie la cover da inserire, la Rimmel destrutturata e “raffreddata” contenuta in Paura e il brano Non ballerò dei Giorgieness che è finito in questo nuovo disco: meno epocale della hit di De Gregori, ma una traccia che gli permette di fare un’operazione di riscrittura musicale più centrata.

A parte qualche ritorno nelle vecchie cupezze e monotonie, per esempio nel brano Distante, che ricorda molto la vecchia Paura, il disco è molto più dreamy, arioso, fin dalla prima traccia, la strumentale Svegliarsi, ma anche più leggero nel singolo Ancora, più elettronico e pop in Polare. La voce resta salmodiante, ma questo è lo stile di un Carretti che viene, non dobbiamo dimenticarlo, dall’esperienza con gli Offlaga Disco Pax e da un’estetica maturata in un ambiente ben preciso. Chiusura ombrosa con Dormire, però sì, era ora: tristezza, per favore, un pochino vai via. È saggio evitare il rischio del loop e dell’appiattimento. Sicuramente il miglior capitolo della trilogia.

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