Recensioni

Warren Fischer e Casey Spooner tornano dopo il botto di Emerge e lo fanno con un album targato Capitol destinato a diventare un must have dei dj di mezzo mondo. Sembra di sentire suonare i Suicide allo Studio 54, gli Hawkwind insieme a David Morales: la magia dell’album sta nell’equilibrio tra atmosfere dark-wave (un amore dichiarato in passato con la cover di dei Wire) e NY sound, scorribande cosmiche e refrain da hit parade.
È musica dance che non si prende troppo sul serio e sa che corde toccare, forse per questo Odyssey sembra poco spontaneo, ma in un ambito in cui certe sonorità sono ormai inflazionate, meglio un album calcolato che coraggioso e noioso, James Murphy insegna. Se i primi tre pezzi sono potenziali singoli grazie a grooves azzeccati e contrappunti vocali assassini (Never Win e Tribulations degli Lcd Soundsystem sembrano gemelli separati alla nascita), quando parte A Kick In The Teeth siamo preda di un déja-vu, ma invece dell’esplosione di Emerge arriva la canzone da ascoltare all’alba tornando a casa in auto, alla The Private Psychedelic Reel per interci.
Tastiere ipnotiche e synth vintage ci accompagnano per il resto dell’album, che prende una piega più mentale che fisica, rifacendosi più alla wave inglese che alla disco della Grande Mela, più Batcave che Paradise Garage. Fino a Happy, dove una cascata di batterie e coinvolgenti vortici synth ci ricorda che questa è musica soprattutto da ballare. E se All We Are sembra un outtake di Actually, nella conclusiva O i due danno libero sfogo al suono caleidoscopico e costruiscono un arco(baleno) che si ricongiunge con l’iniziale Just Let Go.
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