• Apr
    01
    2012

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Warner Music Group

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Quei mattacchioni irrecuperabili dei Flaming Lips prendono parecchio sul serio il Record Store Day, al punto da pubblicare un album speciale per l'occasione, una raccolta di collaborazioni eccellenti tra la band di Coyne e un plotone eterogeneo nel quale spiccano i nomi di Nick Cave, Ke$ha, Bon Iver, Chris Martin, Neon Indian e Prefuse 73. Detta così ha tutta l'aria di un'operazione da astuti mestieranti. Già. Però coi Lips l'interlocutorio e il formidabile sono sfaccettature dello stesso diamante pazzo, l'ordinario è un abisso sfolgorante, il consueto scambia ghigni con l'inaudito. E via discorrendo. Ecco quindi che questo happening di "amici eccitanti" diventa uno degli ascolti più sbalorditivi degli ultimi mesi.

Molte le ballate, nel peggiore dei casi semplici blandi orditi per ricami ultravisionari (la processione sghemba a braccetto coi Neon Indian di Is David Bowie Dying?, l'amniotica Helping The Retarded To Know God assieme ad Edward Sharpe And The Magnetic Zeros, oppure il miraggio sornione di I’m Working At NASA On Acid con Lightning Bolt), nel migliore invece sono fottutissimi incantesimi, come il languore psych di Children Of He Moon (coi Tame Impala) e la diversamente eniana Ashes In The Air (col buon Iver). Poi ci sono le scosse e i tumulti, ed è quando lo spettacolo si fa caleidoscopico, come nell'electro-noise spacey a rotta di collo di Supermoon Made Me Want To Pee (coi Prefuse 73), lo sci-fi slackeristico di Girl, You're So Weird (coi New Fumes) e la devoluzione industrial wave stradaiola di 2012 (assieme a Biz Markie e alla ribalda Kei$a).

Il merito maggiore dei Lips sta tutto nell'abilità con cui utilizzano l'appeal spesso ingombrante delle guest star, metabolizzandole nel proprio teatrino di assurdità facinorose ma sensatissime, coerenti con un discorso che resta riconoscibilissimo malgrado continuino a spingerlo ed espanderlo a forza di zampate ultrapop. Se ne servono come un ingrediente semantico per la pozione allucinogena, vedi il caso di The First Time Ever I Saw Your Face, come un lungo setoso bradipo sogno trip-hop di Jean Michel Jarre per l'ipnotica voce di Erykah Badu, oppure vedi come il vocalist dei Coldplay diventi fatamorgana Lennon nel miraggio retrò di I Don’t Want You To Die, per non tacere dell'invettiva minimal-primordiale di Yoko Ono nella tribalistica Do It! o delle trasfigurazioni blues in chiave cyber-gotic di That Ain’t My Trip (con Jim James) e You, Man? Human? (con un quantomai sordido – quasi macchiettistico – Re Inchiostro).

Non si può fare a meno di aggiungere che verranno estratti degli ep special edition (limitata pare a sole dieci copie) in vinile con impresso il sangue gentilmente donato dagli illustri ospiti: l'ennesima sconcertante boutade dei nostri buontemponi preferiti, oppure se preferite la metafora di quanto accanitamente continuino a credere nel disco come opera incarnata, trasfusione espressiva tra musicista e ascoltatore, con tutte le meravigliose contagiose impure insidie del caso. Amateli.

19 Maggio 2012
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