• Lug
    01
    2012

Album

Autoprodotto

Add to Flipboard Magazine.

Di Flea conoscevamo le sane attitudini e frequentazioni (da Mike Watt a Joshua Redman) al di là del carrozzone iperpop Red Hot Chili Peppers, ragion per cui non sorprende troppo che abbia deciso di togliersi lo sfizio di mostrarci il suo dark side musicale con questo ep che ne segna di fatto il debutto solista. Un opus oltretutto panato di buonismo, dal momento che i proventi andranno all'organizzazione no-profit Silverlake Conservatory Of Music (dal cui sito si può acquistare la versione vinilica a 75 dollari e quella digitale in modalità "up to you"). Ispirato a Jane Eyre, romanzo di Charlotte Bronte che sta particolarmente a cuore al volitivo bassista, il programma mette in fila sei tracce all'insegna d'un divertissement saputo e intenso, perlopiù strumentale e votato ad un eclettismo forse un po' scentrato ma generoso e senz'altro curioso.

Rubricati come episodi interlocutori l'acquarello downtempo di Pedestal Of Infamy (tipo i Traffic ipnotizzati Air), A Little Bit Of Sanity (valzerino ipercinetico jazzy ricamato di tastiere asprigne) e la conclusiva Lovelovelove (ballatina dolciastra a base di chitarre fuzzy, tromba e tastierine luccicose, benedetta dal coro bucolico del conservatorio e da un'armonica à la Stevie Wonder), i pezzi forti sono di certo altri. La title track ad esempio, una ballata minimale e solenne costruita sull'interazione tra contrabbasso, pianoforte e la voce inconfondibile di Patti Smith: col suo struggimento crepuscolare da uggia power pop uscita dalla capsula del tempo è forse quanto di più lontano dall'idea che ci eravamo fatti del caro vecchio facinoroso Flea.

Diversamente, 333 e 333 Revisited stupiscono per l'eterogeneità strutturale, trattandosi di due letture piuttosto diverse di una mini-suite in tre movimenti: la prima introduce fusion atmosferica (vampe di ottoni, piano elettrico, sketch vellutati di tromba) poi motorismo electrokrauto ricamato di orrientalismi elettrici e miraggi cameristici, infine meditazione rumoristica tra svaporate androidi (vagamente Eno) e docili fantasmi di piano, mentre la seconda sembra più un bozzetto basale che alterna momenti più ruspanti ad un allibente cuore dance come un lalleggio moroderiano di Madonna.

Al netto di un certo senso di accozzaglia, di sfizio attitudinale con vaghe ambizioni avanguardistiche, è un dischetto tanto anomalo quanto gradevole, forte di qualche bella intuizione, capace di allestire scenari affascinanti partendo da premesse abbastanza artigianali. Il genio è un'altra cosa, ma già così è un ottimo risultato.

4 Agosto 2012
Leggi tutto
Precedente
La Piramide Di Sangue – Tebe La Piramide Di Sangue – Tebe
Successivo
Chicago Underground Duo – Age Of Energy Chicago Underground Duo – Age Of Energy

album

Flea

Helen Burns EP

artista

Altre notizie suggerite